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Lunedì, 4 Luglio 2022
Cronaca

Processo omicidio Gioia: "I disturbi di Elena e Giovanni si potenziavano nella loro relazione tossica"

Questa mattina è ripreso il processo ai due fidanzati accusati dell'omicidio di Aldo Gioia, 53enne di Avellino ucciso a coltellate

Questa mattina, presso il Tribunale di Avellino, è ripreso il processo che vede imputati Elena Gioia e Giovanni Limata per l'omicidio di Aldo Gioia, 53enne di Avellino ucciso a coltellate il 23 aprile scorso. Elena Gioia è assistita dal legale Livia Rossi del foro di Roma; mentre Giovanni Limata è difeso dagli avvocati Kalpana Marro e Fabio Russo. Elena Gioia, ristretta in carcere, oggi non era presente in aula perché impegnata a sostenere l'esame di maturità. 

"Elena non riesce a sviluppare un pensiero critico nei confronti delle persone"

Nella giornata di oggi venivano ascoltati i consulenti, Stefano Ferracuti e Gianmarco Tessari, che si sono occupati di redigere una relazione psichiatrica di Elena Gioia: "All'inizio non è stato facile, perché occorreva approfondire la relazione tra Elena e Giovanni. I ragazzi si scambiavano oltre 800 messaggi al giorno. Chiaramente, la lettura di questo materiale ha richiesto molto tempo. Abbiamo chiesto anche una risonanza magnetica cerebrale che, poi, non è stata effettuata. Volevamo capire se erano presenti una serie di sintomi che potessero dimostrare la presenza di uno stato mentale a rischio. Dopo una serie di test, abbiamo appurato che, questa condizione, era effettivamente presente in Elena Gioia". 

I consulenti continuano: "Emerso, inoltre, che il pensiero critico di Elena ha caratteristiche certamente inferiori a quelle di una giovane della sua età. Per dare risposte le occorre tempo, troppo tempo. Una caratteristica certamente non congrua. È un soggetto fortemente influenzabile. Presenta un disturbo di tipo borderline. Fa fatica a contenere le sue emozioni. Stesso discorso anche nei confronti di Giovanni Limata che, ogni volta, viene esaltato e poi ritenuto la peggiore delle persone". 

Successivamente veniva approfondita la relazione dei ragazzi: "La loro era una relazione sporca, in cui si prediligeva il rapporto a distanza. I loro disturbi mentali, uniti, si potenziavano. Ovviamente non possiamo sapere chi dei due fosse "più malato", ma è evidente che, dalla letture delle chat, c'è stata una enorme cooperazione nella realizzazione del gesto criminale. Dopo aver effettivamente organizzato il delitto, poi, i due si estraneano totalmente dalla realtà. Inoltre, ancora, si evince che Elena "ha dato carta bianca" a Giovanni Limata".

In risposta alle domande del Pubblico Ministero, i consulenti concludono: "Questa psicosi condivisa, dalle chat, si evince che già era acclarata. Quando entrano nel copione della Cenerentola che deve essere salvata, la loro relazione compie un ulteriore passo avanti. Il piano criminale, invece, è il frutto di un percorso temporale lungo e progressivo". 

La prossima udienza, adesso, è attesa per il 28 settembre 2022. 

La dinamica del delitto di Aldo Gioia 

Aldo Gioia è stato assassinato la sera di venerdì 23 aprile da Giovanni Limata, 23 anni di Cervinara, entrato in casa della vittima grazie alla complicità della figlia 18enne, Elena Gioia, sua fidanzata all'epoca del delitto. Le urla di Gioia, colpito mentre dormiva, avevano richiamato l'attenzione della moglie e dell'altra figlia e l'aggressore era scappato. Poco dopo era rincasata Elena, che aveva chiamato i soccorsi: alle Forze dell'Ordine aveva parlato di un'irruzione da parte di ladri. 

Giovanni Limata, rintracciato dagli agenti della Squadra mobile a Cervinara, dove abitano il padre e il fratello, ha confessato l'omicidio. Anche la 18enne Elena Gioia, quella sera stessa, ha confessato agli inquirenti di aver pianificato con il fidanzato la morte del padre. E' stata proprio Elena, infatti, a farlo entrare in casa uscendo col pretesto di andare a gettare la spazzatura e lasciando la porta aperta. 

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