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Clan Pagnozzi a processo, due nuove assoluzioni

Non sono bastate neanche le pesantissime accuse di violenza privata aggravata dal metodo mafioso

Il processo a carico di Paolo Pagnozzi e Pietro Cioffi si conclude con due assoluzioni. Non sono bastate neanche le pesantissime accuse di violenza privata aggravata dal metodo mafioso ai danni di un noto imprenditore di Cervinara. Per entrambi, la Direzione Distrettuale Antimafia aveva chiesto una condanna esemplare ad anni due e sei mesi di reclusione; ma così non è stato. Il Tribunale collegiale di Avellino, presieduto dal Dott. Melone, assolve entrambi gli imputati dal reato a loro iscritto. Accolte, quindi, le tesi del collegio difensivo, composto dagli avvocati Dario Vannetiello, Francesco Perone e Valeria Verrusio.

L'inchiesta nasce nel 2013, quando il Cioffi, su mandato di Pagnozzi Paolo, esercitava criminali e gravissime pressioni nei confronti dell'imprenditore caudino. L'obiettivo era il licenziamento di una sua dipendente. Quest'ultima, infatti, appena pochi mesi prima, aveva denunciato per usura ed estorsione il boss Gennaro Pagnozzi, soprannominato ò Giaguaro. Pagnozzi, poi, è deceduto in seguito.

È stato lo stesso imprenditore a dichiarare agli inquirenti di aver registrato tutti i gravi atti intimidatori, tra i quali vi fu anche l'incendio delle autovetture di alcuni operai. Neanche questo è bastato per ottenere una condanna. 

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