Clan Graziano, gli indagati per estorsione hanno scelto il rito abbreviato

I fatti sono avvenuti nella zona del Vallo di Lauro in provincia di Avellino fra la fine del 2017 e la primavera del 2019

Nella giornata di oggi, i fratelli Fiore e Salvatore Graziano, 46 e 48 anni, ritenuti elementi di spicco del clan Graziano, Domenico Desiderio e Antonio Mazzocchi, imprenditori di onoranze funebri, e Domenico Ludovico Rega, altro esponente del clan Graziano; ovvero, i cinque imputati nell’inchiesta per una serie di estorsioni avvenute nella zona del Vallo di Lauro in provincia di Avellino fra la fine del 2017 e la primavera del 2019, hanno scelto il rito abbreviato. Per quanto concerne Ludovico Rega, ancora, la richiesta è da ritenersi subordinata a perizia fonica concernente le intercettazioni. 

Il collegio difensivo, rappresentato dai legali Sabato Graziano, Sebastiano Caracciolo, Isidoro e Raffaele Bizzarro, dovranno tentare di smontare le pesantissime accuse a carico degli indagati, il prossimo 25 settembre davanti al gup, Anna Tirone. 

L'estorsione e poi gli arresti

La vicenda è iniziata il 1 agosto scorso, quando i Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino hanno eseguito cinque misure cautelari per estorsione aggravata dal metodo mafioso nel Vallo di Lauro e nella provincia di Verona (dove si trovava, per svolgere delle cure mediche, uno degli arrestati).  

Tutto nasce dalla scarcerazione di Cava Jr. 

Tutto è partito con la scarcerazione di Salvatore Cava, figlio del boss Biagio, morto di tumore dopo una lunga detenzione in regime di 41 bis. Questo, di fatto, ha dato nuova linfa a una faida, quella con il clan Graziano, che va avanti da oltre quarant’anni. Il nucleo speciale dei Cacciatori del Gargano ha battuto ogni centimetro dei boschi tra Quindici e Lauro e, qui, è stato ritrovato un manichino di donna, con un nastrino azzurro in vita e due fori di proiettile (sparati con un fucile di precisione) all’altezza del cuore.  

I familiari di Cava erano l'obiettivo

Gli inquirenti della Dda di Napoli, in brevissimo tempo, hanno individuato, come obiettivi dell’agguato, Salvatore Cava e la moglie. Le accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso, nascono da una serie di attentati e minacce compiuti nel Vallo di Lauro, nello specifico, contro un’impresa di pompe funebri di Domicella. 

I Graziano hanno preteso una tangente da 100mila euro; minacciando continuamente i dipendenti, fino ad arrivare a sparare contro il cancello della ditta. Modus operandi, questo, rivolto anche nei confronti di un’impresa edile incaricata di realizzare i lavori per un parcheggio che sarebbe dovuto nascere proprio nei pressi dell’impresa funebre di Domicella. I fatti sono avvenuti tra il 2017 e il 2018 e, grazie ad alcune intercettazioni ambientali e telefoniche, il cerchio si è chiuso. La Dda non ha perso tempo e ha immediatamente allertato le prefetture di Napoli e Avellino per scongiurare il rischio di nuovi agguati. 

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