Cronaca

Processo alla "Banda dei Trattori": ascoltato in aula il carabiniere che ha analizzato le intercettazioni

Nella giornata di oggi, dinanzi al collegio del Tribunale di Avellino - presieduto dal giudice Roberto Melone - si è svolta una nuova udienza nel processo che vede imputati i componenti della cosiddetta “Banda dei trattori”

Nella giornata di oggi, dinanzi al collegio del Tribunale di Avellino - presieduto dal giudice Roberto Melone - si è svolta una nuova udienza nel processo che vede imputati i componenti della cosiddetta “Banda dei trattori”. In aula veniva ascoltato uno dei carabinieri che si è occupato di condurre le indagini e che, in particolare, ha avuto un ruolo importante nell'analisi delle intercettazioni. Rolando Iorio, difensore di uno degli imputati, ha precisato la circostanza secondo la quale sarebbe stato impossibile identificare il suo assistito, in quanto l'utenza telefonica in uso all'imputato in realtà era intestata a una terza persona.

La prossima udienza, adesso, è attesa per il 2 novembre, per l'esame degli imputati e l'escussione dei primi testi della difesa.

La vicenda  

I provvedimenti conseguono a complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Avellino diretta dal Procuratore Rosario Cantelmo, svolta da maggio dello scorso anno  nei confronti di un gruppo di soggetti altamente specializzato dedito alla commissione di azioni predatorie ai danni di imprenditori agricoli. In particolare, l’attività trae origine da un controllo effettuato nottetempo dai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Montella che, durante lo svolgimento di un servizio perlustrativo, rinvenivano fermo sul ciglio della strada un trattore, rubato poco prima da una locale azienda agricola.  

L’iniziale attività info-investigativa che è stata supportata e riscontrata da numerose perquisizioni, con rinvenimenti e sequestri di ingente quantitativo di attrezzi agricoli e da lavoro e mezzi agricoli rubati, ha fatto emergere l’atteggiamento estremamente prudente tenuto dai soggetti che nonostante i sequestri operati hanno continuato a svolgere la loro attività delittuosa, ad ulteriore dimostrazione della pericolosità degli indagati, già “esperti” della metodologia d’indagine, sintomo della loro forte personalità trasgressiva.  

Gli approfondimenti info-investigativi permettevano di documentare:  le responsabilità di due coniugi di Montella, lui 49enne e lei 45enne, promotori e coordinatori delle azioni furtive, che impiegavano gli altri complici indagati nel compimento dei furti e nella commercializzazione delle macchine rubate. In particolare il ruolo primario e centrale della donna in posizione quasi egemonica rispetto agli altri ed al marito decisivo quindi il suo ruolo apicale.  

Una consolidata professionalità e specializzazione estrinsecatesi nell’individuazione delle aziende ove compiere i colpi, nonché dei mezzi da asportare secondo le esigenze, nella valutazione dei rischi, nella scelta delle modalità esecutive, nell’attività di studio e preparazione dei colpi da mettere a segno, nella falsificazione di documenti e nella dissimulazione dei mezzi e loro manipolazione al fine di ostacolarne il riconoscimento e quindi l’illecita provenienza.  

Una profonda volontà di assecondare le precise richieste dei potenziali clienti; molteplici furti di macchine, attrezzi ed utensili di impiego agricolo, commessi nell’area dell’Alta Irpinia, nel Salernitano e nel Viterbese, con contatti con ambienti delinquenziali anche della provincia di Terni e Grosseto;  una successiva attività di riciclaggio della refurtiva, preceduta dall’adozione di meticolosi accorgimenti utili a dissimularne le originarie caratteristiche ed alterarne i documenti di circolazione.  

Progressive operazioni di perquisizioni permettevano di recuperare, oltre a numerosa attrezzatura come decespugliatori, frese, motoseghe, trapani, ecc., in parte restituita agli aventi diritto ed in parte donata su disposizione della Procura di Avellino ad un ente di beneficenza, anche quattro trattori ed un escavatore, per un valore complessivo di circa 150mila euro, restituiti agli aventi diritto.  

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