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Cronaca

Processo "Aste Ok": "Avrei pagato qualsiasi cifra per riavere la casa dei miei genitori"

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza relativamente all'inchiesta giudiziaria ribattezzata "Aste Ok" e che ha visto sul banco degli imputati ben 22 persone

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza per il processo nato dall'inchiesta "Aste ok" del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d'illeciti che vede protagonista il Clan Partenio.

La prima testimonianza del giorno veniva contestata più volte dal Pubblico Ministero: “Nel 1996 mio padre non è riuscito a pagare il mutuo e la mia casa è andata all'asta. Io desideravo soltanto poterla riacquistare. Mi recai in banca per avere un finanziamento e chiesi se conoscevano qualcuno che poteva aiutarmi a espletare la pratica. Avrei pagato qualsiasi cifra per riprendermi la casa dei miei genitori”. Successivamente la teste ha smentito alcune sommarie informazioni  testimoniali: “Gianluca Formisano mi chiese 7mila euro per farmi aggiudicare l'asta”. Nel corso dell’escussione odierna, invece, dichiarava di non ricordare suddetta affermazione ma, ad ogni modo, di aver effettuato un bonifico dove, nella causale, veniva specificato che la somma sarebbe servita per alcuni lavori a casa. Dopo, ancora, la teste ritrattava anche di aver parlato con i Forte; anche se, nelle sit, la stessa aveva dichiarato che Modestino Forte l’aveva rassicurata che nessuno si sarebbe avvicinato all’asta. Tutte queste ritrattazioni conducevano alla richiesta, da parte del Pubblico Ministero, di trasmissione del verbale alla Procura di Avellino per procedere per il reato di falsa testimonianza.

La seconda escussione del giorno si rivela più tranquilla e chiara: “Venni convocato nel 2021 dai carabinieri e mi presentai con mia figlia. Fui ascoltato prima io e poi lei. Nella stanza erano presenti altre tre persone, che mi hanno rassicurato e mi hanno detto che io ero la vittima di ciò che era successo”. Dopo, il teste, ha raccontato il coinvolgimento nelle aste giudiziarie: “Incontrammo Livia Forte e Armando Aprile in un ristorante di Avellino. Quest’ultimi dissero di avere delle persone che avevano delle strutture a disposizione. Alla fine c’hanno proposto un piccolo immobile a Solofra per un valore di circa 300mila euro; un costo che noi non eravamo in grado di sostenere. Avemmo un secondo appuntamento in cui mi proposero una somma di 270mila euro. Dopo una breve trattativa riuscimmo a scendere fino a 265mila euro. Il giorno dell’asta abbiamo presentato la proposta".

La prossima udienza, adesso, è attesa per il 7 ottobre 2022.

Aste Ok e il coinvolgimento del Nuovo Clan Partenio

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società di intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

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