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Cronaca

Processo "Aste Ok", accolta la richiesta di sospensione dei termini cautelari

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza relativamente all'inchiesta giudiziaria ribattezzata "Aste Ok" e che ha visto sul banco degli imputati ben 22 persone

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza relativamente all'inchiesta giudiziaria ribattezzata "Aste Ok" e che ha visto sul banco degli imputati ben 22 persone, accusate a vario titolo, di associazione finalizzata alla turbativa delle aste fallimentari, alla tentata estorsione e all’intestazione fittizia di beni.

Nella giornata di oggi c'è stata la richiesta di sospensione cautelare da parte del Pm; una richiesta poi accolta da parte del collegio giudicante. In data odierna, il collegio ha ritenuto di risentire il testimone escusso nella scorsa udienza; questo nonostante ci fosse la disponibilità ad acquisire quanto emerso proprio la scorsa volta. Sempre oggi, il perito ha chiesto 90 giorni di proroga (ottenendone 60, fino al 30 agosto). Il Pubblico Ministero ha chiesto la sospensione dei termini cautelari (con l'eccezione dell'avvocato Gaetano Aufiero, poi rigettata dal collegio). Da sottolineare che il collegio ha disposto di risentire ancora una volta la testimonianza odierna, a dispetto del consenso prestato dalle difese. Infine, sempre oggi, avrebbe dovuto avere luogo una nuova escussione ma, quest'ultima, veniva rinviata alle prossime udienze, che si svolgeranno l'8 e il 22 luglio. 

Aste Ok e il coinvolgimento del Nuovo Clan Partenio

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società di intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

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