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Venerdì, 30 Settembre 2022
Cronaca

Processo "Aste Ok": "Armando Aprile mi disse che, grazie alla sua influenza ad Avellino, mi avrebbe cacciato fuori"

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza relativamente all'inchiesta giudiziaria ribattezzata "Aste Ok" e che ha visto sul banco degli imputati ben 22 persone

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza per il processo nato dall'inchiesta "Aste ok" del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d'illeciti che vede protagonista il Clan Partenio.

In data odierna, nell'aula bunker del carcere di Poggioreale, il collegio A della sezione Penale del Tribunale di Avellino, presieduto dal dottor Melone, accoglieva, in via preliminare, unicamente per la posizione di Annarita De Vito, una questione di nullità sollevata dagli avvocati Enrico Matarazzo e Antonio Ruggiero, di tutti gli atti compiuti, a far data dalla richiesta di fissazione dell'udienza preliminare, stralciando la posizione della De Vito e restituendo gli atti al Pubblico Ministero.

La prima testimonianza del giorno ha messo in risalto l'attività di Armando Aprile nel corso delle aste giudiziarie: “Il 50% del mio immobile, un fabbricato agricolo, è finito all’asta a causa di un debito che avevo contratto. Ho avuto problemi economici e, questo, ha portato al pignoramento della casa. Quando i “Tre Tre” sono andati a vedere il mio fabbricato sapevano che c’era una causa in corso ma non so come hanno fatto”. Successivamente, in risposta alle domande del Pm, il teste ha descritto il momento in cui, all’asta per l’immobile, veniva avanzata l’offerta di Armando Aprile: “Io non avevo mai incontrato Armando Aprile e, dopo l’aggiudicazione dell’asta, ho chiesto al mio avvocato se fosse possibile fare un ricorso. Dopo ho saputo che Armando Aprile aveva avanzato una richiesta di 70mila euro per cedere questa quota. Quando, dopo, ho incontrato Armando Aprile, lui mi ha detto che, prima di partecipare a quest’asta, si era informato su chi fossi e, in paese, gli era stato riferito che non avrei sborsato facilmente il denaro che mi veniva richiesto. Quindi, grazie al potere che lui aveva ad Avellino, non solo non sarei mai più entrato in possesso del mio immobile, ma che si sarebbe impossessato anche della quota di mia moglie. Alla fine, dopo qualche incontro, ci siamo accordati per 13mila euro, che io gli ho dato, 5mila euro in contanti e il resto diviso in due assegni bancari. Servivano per far sì che lui non partecipasse all’asta”.

"Mi chiesero 70mila euro per non partecipare all'asta"

L'escussione successiva ha fatto eco alla prima: “Il mio immobile, un capannone industriale, finì all’asta nel 2017. Ci furono diverse aste e non furono fatte offerte. Io volevo partecipare all’asta ma ho saputo che Armando Aprile aveva presentato un’offerta di 19mila euro per il mio immobile. Quando l’ho incontrato di persona era in compagnia di Livia Forte e mi disse che era un imprenditore e, quello, era il suo lavoro. Aggiungendo che, se gli avessi fatto una offerta, lui l’avrebbe valutata. In seguito ci siamo incontrati di nuovo e, in quell’occasione, mi chiese 70mila euro per non partecipare all’asta e che, inoltre, si sarebbe impegnato per non far partecipare nessuno. Successivamente gli dissi che la cifra di 70mila euro era fuori dalla mia portata". 

La prossima udienza è attesa per il 16 settembre per il controesame della difesa . 

Aste Ok e il coinvolgimento del Nuovo Clan Partenio

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società di intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

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