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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca

Processo Omicidio Gioia: "Elena soffre di fibromialgia, emersa dai test una carica di stress molto elevata"

È ripreso il processo che vede imputati Elena Gioia e Giovanni Limata per l'omicidio di Aldo Gioia, 53enne di Avellino ucciso a coltellate il 23 aprile 2021: ascoltati il dott. Stefano Stisi, che ha visitato in due occasioni la figlia della vittima, e l'ing. Angelo Martini, incaricato di acquisire le conversazioni WhatsApp da ben tre dispositivi mobili

Questa mattina, dopo la sosta estiva, presso il Tribunale di Avellino, è ripreso il processo che vede imputati Elena Gioia (assistita dal legale Livia Rossi del foro di Roma) e Giovanni Limata (difeso dall'avv. Rolando Iorio, nominato l'agosto scorso) per l'omicidio di Aldo Gioia, 53enne di Avellino ucciso a coltellate il 23 aprile 2021. Il giudice Pierpaolo Calabrese è stato sostituito dal nuovo presidente Gian Piero Scarlato.

Dott. Stisi: "Elena soffre di fibromialgia, ma ho impressione che il suo conflitto personale sia caduto"

Nel corso dell'udienza è stato ascoltato il reumatologo, Dott. Stefano Stisi: "Ho visitato Elena Gioia una prima volta, il 17 marzo, e successivamente il 30 aprile, durante il regime di detenzione, su richiesta della madre. Era accompagnata da lei, all'interno della sala delle visite poteva entrare soltanto il paziente. Lamentava debolezza, con dei sintomi del sonno. In seguito alle visite, è stata riscontrata la fibromialgia, una patologia che interessa il 3% della popolazione, prevalente soprattutto nelle donne. Essa provoca carenza di serotonina e, quindi, disturbi del sonno, con il rischio che venga ridotta la capacità di contenere il dolore".

In particolare, continua il Dott. Stisi: "Ho sottoposto la mia paziente a due test psicosometrici: tra questi il Kessler, il quale ha rilevato un punteggio complessivo di 36, indicativo di una carica di stress molto elevata. In quell'occasione, ho consigliato alla madre di far seguire Elena da un consulente, attraverso un percorso psichiatrico".

Ancora: "La sedentarietà è stata causa del peggioramento della patologia. Ho, tuttavia, incontrato successivamente Elena e, da un punto di vista mentale, l'ho trovata anche molto più matura e tranquilla rispetto a quel periodo. Durante la detenzione, non ho amplificato la terapia. Ho l'impressione che il suo conflitto personale sia caduto".

Quindi, secondo il reumatologo, la sindrome di cui soffre Elena Gioia ha inciso poco, o nulla, sulla volontà omicida. "Semplicemente, ha aumentato il suo stato di tensione prima che avvenisse il fattaccio" conclude.

Un consulente ha raccolto oltre 20mila pagine di conversazioni WhatsApp

Nel corso dell'udienza, è stato ascoltato anche l'Ing. Angelo Martini, consulente incaricato dell'estrazione di tutti i contenuti delle chat WhatsApp dai dispositivi mobili di Giovanni Limata, Elena Gioia, Aldo Gioia. 

Si tratta di oltre 20mila pagine di screenshot, contenenti messaggi testuali, video e immagini, che ripercorrono la relazione tra Giovanni Limata ed Elena Gioia e il loro rapporto conflittuale con i genitori di lei, nel periodo antecedente all'omicidio del 23 aprile dello scorso anno.

La prossima udienza è stata fissata nella giornata del prossimo 26 ottobre, ritenuto necessario un approfondimento della perizia psichiatrica su entrambi gli imputati.

La dinamica del delitto di Aldo Gioia 

Aldo Gioia è stato assassinato la sera di venerdì 23 aprile 2021 da Giovanni Limata, 23 anni di Cervinara, entrato in casa della vittima grazie alla complicità della figlia 18enne, Elena Gioia, sua fidanzata all'epoca del delitto. Le urla di Gioia, colpito mentre dormiva, avevano richiamato l'attenzione della moglie e dell'altra figlia e l'aggressore era scappato. Poco dopo era rincasata Elena, che aveva chiamato i soccorsi: alle Forze dell'Ordine aveva parlato di un'irruzione da parte di ladri. 

Giovanni Limata, rintracciato dagli agenti della Squadra mobile a Cervinara, dove abitano il padre e il fratello, ha confessato l'omicidio. Anche la 18enne Elena Gioia, quella sera stessa, ha confessato agli inquirenti di aver pianificato con il fidanzato la morte del padre. E' stata proprio Elena, infatti, a farlo entrare in casa uscendo col pretesto di andare a gettare la spazzatura e lasciando la porta aperta. 

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