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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca

Picchetto alla Capaldo Spa, sei sindacalisti condannati per violenza privata

Sei sindacalisti del sindacato USB sono stati condannati, mentre sedici operai sono stati assolti dall'accusa di violenza privata per il picchetto organizzato il 17 novembre 2016 davanti ai cancelli della Capaldo Spa di Manocalzati

Sei sindacalisti del sindacato USB sono stati condannati a mesi 1 e giorni 20 di reclusione (pena sospesa), mentre sedici operai sono stati assolti dall'accusa di violenza privata per il picchetto organizzato il 17 novembre 2016 davanti ai cancelli della Capaldo Spa di Manocalzati. Il processo, presieduto dal giudice monocratico Pierpaolo Calabrese presso il Tribunale di Avellino, si è concluso ieri con la lettura del dispositivo di sentenza. Tutto è cominciato con la denuncia presentata dalla dirigenza della Capaldo Spa, che si è costituita parte civile e ha avuto la rappresentanza legale dell'avvocato Luigi Petrillo. Le indagini successive hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio per un totale di 22 imputati, sette dei quali erano sindacalisti del sindacato USB e i restanti 15 operai. I sei sindacalisti condannati sono Zagdan Ryad Benamor, Lutrario Guido, Adornato Antonio, Rota Raffaele, De Vincenzo Vincenzo e Franco Michele. Gli imputati, tutti provenienti da fuori della provincia di Avellino - e anche l'altro dirigente sindacale - erano stati difesi dall'avvocato Arturo Salerni. L'avvocato Paolo Roca ha difeso gli imputati, che sono stati coinvolti in questa vicenda giudiziaria per circa sette anni dai fatti.

I camionisti erano rimasti bloccati a causa della manifestazione

Gli episodi contestati, per i quali gli operai sono stati esclusi dalla responsabilità, riguardano minacce rivolte ai camionisti che erano rimasti bloccati a causa della manifestazione. Secondo l'accusa, tredici mezzi pesanti non avevano potuto accedere al deposito della Capaldo Spa per scaricare o caricare merci, a causa del picchetto sindacale organizzato dai lavoratori della Logistica, la S.V.A. Questi lavoratori avevano ricevuto il sostegno della dirigenza regionale e nazionale del sindacato. Le accuse, che sono state riconosciute verosimili a carico dei soli sindacalisti, riguardano non solo il blocco dei mezzi con il posizionamento a terra, ma anche aggressioni fisiche con calci e pugni, in particolare contro un autista, minacciando di spaccargli il volto. La sentenza del processo ha stabilito le condanne per i sei sindacalisti accusati di violenza privata durante il picchetto, mentre sedici operai sono stati assolti dalle accuse.

La decisione del tribunale ha evidenziato che la responsabilità penale ricadeva esclusivamente sui sindacalisti, che hanno commesso gli atti di violenza contestati. La vicenda ha sollevato dibattiti sulle dinamiche dei picchetti sindacali e sul confine tra il legittimo esercizio del diritto di sciopero e gli atti di violenza che possono derivarne. L'assoluzione degli operai rappresenta un riconoscimento dell'estraneità degli stessi ai fatti contestati, sottolineando la necessità di una valutazione accurata delle responsabilità individuali. Si tratta di una sentenza che ha importanti implicazioni non solo sul piano giuridico, ma anche sul piano sociale e sindacale. È fondamentale garantire il diritto di sciopero e di manifestazione, ma è altrettanto cruciale che tali azioni si svolgano senza ricorrere alla violenza. La vicenda della Capaldo Spa di Manocalzati ha suscitato l'attenzione dell'opinione pubblica, evidenziando le tensioni presenti nel contesto lavorativo e sindacale. È auspicabile che questa sentenza possa rappresentare un punto di riflessione e un'opportunità per rafforzare il dialogo e la collaborazione tra le parti coinvolte, al fine di garantire condizioni di lavoro e diritti sindacali adeguati.

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