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Rifiuti, al via la marcia per la Valle del Sabato: "Ci siamo rotti i polmoni"

E' partito alle 10.00 il corteo per dire basta alla "Valle dei Tumori"

"Mo' basta sperare vogliamo respirare". Questo grido tuona tra le strade di via Pianodardine luogo simbolo di tutta la Valle del Sabato. Un lembo di terra bagnato dal fiume Sabato un tempo florido e stupendo.

Là dove un tempo c'erano i noccioleti e si coltivavano grano, patate e granturco, oggi c'è l'impianto di trito vagliatura dei rifiuti, denominato Stir. Non solo rifiuti, ma anche industrie e bombe ecologiche che negli anni con i loro fumi hanno appesantito l'aria emettendo sostanze inquinanti. Conseguenza: la Valle del Sabato è stata ribattezzata da tutti come la Valle dei Tumori, perchè per gli abitanti di Pianodardine e dei centri di Atripalda, Manocalzati, Montefredane e Pratola Serra la qualità della vita non è proprio delle migliori dato che convivono per gran parte della giornata con un odore fetido e nauseabondo.

Oggi il Comitato Salviamo la Valle del Sabato ha organizzato un corteo di protesta con il lutto al braccio per ricordare chi non c'è più e per alzare l'asticella d'attenzione nei confronti di una condizione al limite. Sono partiti questa mattina alle 10.00 dalla Novolegno per approdare davanti allo Stir di Pianodardine.

Lungo il percorso varie soste nei pressi dei maggiori punti critici. Tanta la partecipazione, presente il comitato Noi per Avellino, composto dal movimento per il bene comune di Elena Iannaccone e il gruppo facebook Non sei irpino se di Luca Del Gaudio.

Ovviamente passerella di politici: il consigliere Gianluca festa, il consigliere d'opposizione Alberto Bilotta, il sindaco Paolo Spagnuolo di Atripalda, il sindaco Valentino Tropeano di Montefredane, l'assessore all'ambiente di Avellino Augusto Penna, la consigliera Nadia Arace. Paolo Foti invece assente per problemi di salute.

Ma la gente è stanca: "Basta intenzioni, vogliamo soluzioni - si grida". Perchè mentre la politica sfila, pensa, promette, parla nella Valle del Sabato la gente si ammala e muore.

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