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Pastore evangelico e stupratore, ascoltate alcune delle vittime

Nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, si è discusso in aula di una delle vicende più buie della storia recente di questa provincia

Nella giornata di oggi, in tribunale, si è tornato a parlare del ben noto caso del pastore evangelico 85enne, di Sant’Andrea di Conza, accusato di riduzione in schiavitù e violenza sessuale aggravata. In data odierna sono state ascoltate alcune vittime del pastore: una ragazza all’epoca dei fatti quattordicenne e la madre di quest’ultima. Le vittime, costituite parte civile, sono difese dall’avvocato Danilo Iacobacci.  A sostenere l’accusa in aula è il procuratore Rosario Cantelmo. 

Le due hanno raccontato dinanzi ai giudici, il presidente Luigi Buono, a latere Giulio Argenio, e alla giuria popolare, le atrocità compiute dall’85enne, assistito dall’avvocato Giovanna Perna. La zia della minore ha raccontato, in Aula, di aver avuto numerosi rapporti sessuali con il pastore per impedire che, quest’ultimo, rivolgesse le sue attenzioni perverse nei confronti della 14enne.  

La vicenda 

La guida spirituale della chiesa evangelica, sfruttando il ruolo che aveva all'interno della comunità, obbligava le ragazzine ad acconsentire ad ogni suo desiderio erotico. Una volontà che andava soddisfatta ad ogni costo, pena: la condanna da parte di Dio. Ed è proprio questo a rendere ancora più grottesca la vicenda.   

Il pastore, infatti, pronunciava frasi come: "Devi fare sesso con me, è Dio che lo vuole".   

La terribile vicenda è emersa grazie alla denuncia di una madre che, rivolgendosi ai carabinieri, ha esposto tutto ciò che la figlia aveva avuto il coraggio di confessarle: dalle sfilate in mutandine per compiacere il parroco, alla imposizione di non fare sesso con altri uomini (solo lui, infatti, aveva l'opportunità di scegliere la persona giusta per loro).   

Successivamente sono giunte molte denunce. Alcune descrivono situazioni così impronunciabili da rendere impossibile la loro divulgazione pubblica.   

Una delle denuncianti ha avuto il coraggio di denunciare le violenze sessuali subite dal 1999 al 2012. La donna si era convertita alla religione evangelica dopo aver sposato un uomo molto devoto e si era piegata ad acconsentire alle richieste del capo spirituale perché "se avesse disubbidito, morti e sciagure si sarebbero abbattute sulla sua famiglia". La donna ha sopportato fino al momento in cui il prete non ha rivolto le sue attenzioni verso la figlia minorenne. A quel punto, l'amore di una madre ha prevalso anche sulla paura delle ritorsioni, e si è rivolta ai carabinieri.   

In molti altri casi, invece, è emerso che erano proprio le donne oggetto di violenza a portare le proprie figlie tra le grinfie dell'indagato. Una delle testimonianze, infatti, riporta che una delle vittime, di appena 14 anni all'epoca dei fatti, era stata accompagnata proprio dalla madre. Il pastore le aveva chiesto esplicitamente di avere rapporti sessuali non protetti. Una pratica assolutamente lecita e giusta, essendo lui "l'angelo del signore".   

L'85enne, adesso, è indagato per violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Un'accusa pesantissima che, nonostante abbia visto il coinvolgimento di così tante persone, stava per essere archiviata. Solo la tenacia degli avvocati Danilo Iacobacci e Felice Raimondi ha permesso che la richiesta venisse rigettata dal giudice per le indagini preliminari Dario Gallo. Il magistrato, infatti, nonostante abbia riconosciuto le incongruenze evidenziate dalla difesa, ha ritenuto la vicenda meritevole di una nuova verifica dibattimentale. Una decisione, questa, giunta solo dopo tre udienze svolte a porte chiuse e dove la difesa ha respinto con forza ogni accusa. 

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