menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Sensibilità al glutine non celiaca, lo studio del Cnr avellinese

Negli ultimi anni c’è stato un incremento significativo della frequenza delle reazioni avverse al glutine

Negli ultimi anni c’è stato un incremento significativo della frequenza delle reazioni avverse al glutine, con manifestazioni anche diverse, tanto da arrivare alla definizione di un nuovo stato, la “sensibilità al glutine non celiaca”: una sindrome caratterizzata da sintomi intestinali ed extra intestinali che compaiono dopo aver mangiato alimenti che contengono glutine in persone in cui è stata esclusa sia la diagnosi di celiachia e di allergia al grano.

Giuseppe Mazzarella, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del Cnr di Avellino è stato intervistato da La Repubblica per la rubrica Salute.
“Se la celiachia riguarda circa l’1% della popolazione mondiale, la frequenza della sensibilità al glutine è calcolata intorno al 6. Bisogna dire, però, che non esiste un marcatore che riesca a individuarla separandola nettamente dalla celiachia. La sua esistenza è però un dato di fatto”.

L'Istituto avellinese ha condotto una ricerca su una specie particolare di grano antico, il Monococco, detto anche piccolo farro.

“Abbiamo dimostrato che, pur non essendo tollerato dai celiaci, appare meno tossico e alcune sue varietà contengono un glutine più digeribile e meno nocivo di quello presente nel grano tenero”, spiega il ricercatore. "Il Monococco potrebbe quindi rappresentare un’alternativa per i pazienti che abbiano una sensibilità al glutine non celiaca. Dal punto di vista nutrizionale, poi, il piccolo farro e la maggior parte dei grani antichi si differenziano da quelli moderni perché hanno un alto contenuto di microelementi (ferro, zinco, magnesio, fosforo e potassio) e più antiossidanti, mentre contengono meno acidi grassi saturi. Infine il Monococco ha un indice glicemico inferiore rispetto al grano tenero e duro, ma anche rispetto a mais e riso. Non determina quindi picchi di glicemia dopo l’ingestione, ma mantiene il livello di glucosio nel sangue costante. Viste le loro caratteristiche, il consumo di questi grani è consigliabile per i pazienti diabetici, per le donne in gravidanza e per chiunque abbia notato gonfiore addominale, mal di testa, annebbiamento mentale, perfino ansia dopo aver consumato prodotti a base di frumento”, raccomanda Mazzarella.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Zona Rossa, la precisazione della Regione Campania

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

AvellinoToday è in caricamento