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Omicidio Del Gaudio, colpo di scena sul Dna: spunta un nuovo killer

Per la difesa di Tizzani il killer è lo stesso di Colognola

Quarto Grado è tornato a occuparsi del caso di Gianna Del Gaudio, la donna originaria di Avellino, ma residente a Seriate, in provincia di Bergamo, dove fu uccisa nella notte tra il 26 e il 27 agosto. Era il 2016. Le indagini si concentrarono sul marito Antonio Tizzani che è l'unico imputato per il delitto. Ma nel corso del processo non è mancato un colpo di scena.

Nuovo Dna

La difesa ha tirato in ballo il Dna e l'ha fatto attraverso Giorgio Portera che è un ex ufficiale del Ris di Parma e ora consulente genetista. Stando a quello che sostiene la difesa, ci sarebbe una notevole compatibilità tra il dna che fu trovato sul guanto che era accanto al taglierino del delitto, con quello rinvenuto sul viso di Daniela Roveri, manager uccisa nel suo appartamento, sempre a Bergamo, il 20 agosto. In quel caso l'omicidio fu archiviato nel 2019 senza colpevoli. 

Portera ha insistito sul fatto che la dinamica dei due delitti è molto simile e che questa difficilmente potrebbe rivelarsi solo una coincidenza. 

Due omicidi a confronto 

"C’è una forte compatibilità tra il Dna rilevato su un guanto trovato accanto al taglierino dell’omicidio Del Gaudio e il Dna individuato sul volto di Daniela Roveri”, ha rivelato l’ex Ris nel corso dell’udienza:

Ma allora Antonio Tizzani è innocente?

Per la difesa è un elemento, questo, che va a favore di Antonio Tizzani, che dalla prima ora si professa innocente. L’imputato dichiara infatti di aver visto un uomo incappucciato uccidere la moglie e poi dileguarsi nel buio della notte dopo aver scavalcato il cancelletto di casa. Inverosimile secondo l'accusa. La Procura, dopo averla vagliata a lungo, aveva già da tempo abbandonato siffatta ipotesi investigativa. Secondo Portera, invece, tali evidenze renderebbero sempre più evidente l’estraneità ai fatti di Tizzani, confermando invece il coinvolgimento di un soggetto ignoto, senza nome né volto, nel delitto di Seriate. 

La difesa

Il legale di Tizzani, intanto, nega il coinvolgimento del suo cliente in entrambi i casi e parla di una accidentale contaminazione delle prove avvenuta nel laboratorio del Ris che ha ripetuto le analisi più volte, dato che il quantitativo di DNA ritrovato sull’arma del delitto era molto scarso: "Il mio assistito aveva i vestiti puliti e la scena del crimine era piena di sangue“, prosegue la sua difesa l’avvocato riferendosi all’omicidio Del Gaudio

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