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Omicidio Aldo Gioia: i quattro giorni che hanno acceso i riflettori su Avellino (e ciò che si è visto non è stato piacevole)

L'odio e la violenza infinita di un brutale omicidio capace di rispecchiarsi anche nei social, con gli immancabili odiatori seriali che, prima di ogni magistrato, hanno già condannato a morte Elena Gioia e Giovanni Limata

Quattro giorni. Sono trascorsi appena quattro giorni dalla sera del 23 aprile, quando Aldo Gioia è stato ucciso con violenza inaudita mentre dormiva. Ieri, lunedì 26, è stata effettuata l'autopsia sul corpo del 53enne dipendente della Fca di Parola Serra. Per l'omicidio sono stati arrestati Giovanni Limata, 23enne di Cervinara, e la figlia della vittima, Elena, 18 anni. L'autopsia eseguita dal medico legale Carmen Sementa ha evidenziato che sono state sette le coltellate inferte con un coltello da caccia ad aver causato il decesso dell'uomo. Complessivamente, invece, l'esame autoptico ha evidenziato la presenza di 14 lesioni; soprattutto su gambe e braccia. 

Nell'udienza di convalida dell'arresto, la coppia di fidanzati ha scelto di non parlare. Nessuna parola mentre -  nella mattinata di oggi 27 aprile - sono emerse le chat che i due si sono scambiati prima del delitto, e che li inchiodano alle loro responsabilità. "Mi manchi"; "Anche tu, quando li uccidiamo?". E poi un altro messaggio: "Venerdì potremo stare insieme, ti amo". Il progetto, secondo quanto è stato ricostruito, era quello di sterminare tutta la famiglia della ragazza: oltre al padre, dovevano morire anche la madre e la sorella.

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Nelle chat di Elena e Giovanni il piano criminale per sterminare la famiglia

Ecco la conversazione riportata da AvellinoToday.

Limata: "Se mi sgama il cane dietro la porta che fa?"

Gioia: "Allora io scendo a buttare la spazzatura così non desto sospetti né nulla. Ti lascio la porta aperta e mi prendo Milly e mi chiudo nella stanza. Appena finito vieni da me e ce ne andiamo. Entro prima io ovviamente e ti mando il messaggio"

Gioia: "Pensavo che non ti sarebbe piaciuta la mia idea"

Limata: "Ma anche Emilia, sei sicura?"

Gioia: "Amo no, mia sorella non può rimanè"

Gioia: "Capisci meglio cosa intendo per favore"

Limata: "Anche lei hai deciso?"

Gioia: "Sì ho deciso, non rimane nessuno"

E, infine, l'ultimo messaggio: "Sono dentro, vai amo".

L'omicidio di Aldo Gioia ad Avellino

Il pm Vincenzo Russo coordina l'indagine sull'omicidio che vede accusati la figlia della vittima, Elena Gioia, e il fidanzato Giovanni Limata, che avrebbe materialmente commesso l'omicidio. Le urla di Gioia, colpito mentre dormiva, avevano richiamato l'attenzione della moglie e dell'altra figlia e l'aggressore era scappato. Poco dopo era rincasata Elena, che aveva chiamato i soccorsi: alle forze dell'ordine aveva parlato di un'irruzione da parte di ladri. In realtà a colpire a morte Aldo è stato Giovanni Limata, fidanzato della ragazza: il giovane, rintracciato dagli agenti della Squadra mobile a Cervinara, dove abitano il padre e il fratello, ha confessato l'omicidio. Anche la 18enne Elena Gioia, quella sera stessa, ha confessato agli inquirenti di aver pianificato con il fidanzato la morte del padre ma anche della sorella maggiore e della madre. E' stata proprio Elena, infatti, a farlo entrare in casa uscendo col pretesto di andare a gettare la spazzatura e lasciando la porta aperta. 

Elena Gioia e Giovanni Limata rischiano l'ergastolo

Ieri i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: l'udienza di convalida dell'arresto si è tenuta presso il tribunale di Avellino. I due ragazzi dovranno rispondere di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione contro un familiare. Rischiano l'ergastolo. La relazione tra i due sarebbe stata avversata dalla famiglia della ragazza, preoccupata per il carattere e il passato del giovane, più volte protagonista di eccessi di violenza. La famiglia della ragazza, soprattutto il padre, inutilmente aveva cercato di allontanarla da quel giovane, ma senza riuscirci. 

Avellino dice addio a un uomo stimato e ben voluto da tutti

Nel pomeriggio di oggi - 27 aprile - presso la Chiesa di San Ciro Martire in Viale Italia, ad Avellino, si sono svolti i funerali in onore di Aldo Gioia.  Alla cerimonia, in rappresentanza della comunità, sono giunti anche il sindaco di Avellino Gianluca Festa e il vicesindaco Nargi. 

Don Luciano: "Ho smesso di leggere i social, ho letto troppe volgarità"

Durante la cerimonia funebre, Don Luciano Gubitosa si è rivolto anche alla comunità avellinese: "Questa città metterà da parte anche questo, come è sempre accaduto. Mi auguro che uscendo da questa chiesa ci sia il silenzio, per un arrivederci ad Aldo che ha dato alla sua vita un significato intenso con la sua giovialità, il suo sorriso, l’amore per la Chiesa e soprattutto per la famiglia. Oggi è morta una parte di noi, l’ultimo gesto che noi passiamo compiere è il silenzio. In questi giorni ho smesso di leggere i social perché ho visto cose talmente volgari che mi hanno disgustato e ferito. Mi auguro che la città sappia liberarsi dalle miserie umane, che sappia consolare questa famiglia e non giudicare, riscoprendosi finalmente comunità".

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L'odio non finisce... fa soltanto un giro immenso e poi torna sempre

Quattro giorni. Sono trascorsi appena quattro giorni dalla sera del 23 aprile, quando Aldo Gioia è stato assassinato. Quattro giorni in cui Avellino è balzata agli onori della cronaca in tutto il paese. Un omicidio così efferato da attirare l'attenzione anche dei media nazionali. Quattro giorni per chi - come noi che lo abbiamo seguito fin dall'inizio - sono parsi un'eternità. E' stato raccontato il disagio giovanile. Il dolore di una famiglia distrutta. E, più di ogni altra cosa, è stato raccontato l'ODIO. L'ODIO con la O maiuscola. Non soltanto quello di una figlia che ha pianificato di sterminare la propria famiglia, ma anche è soprattutto quello vomitato sui social ogni singolo istante di questi quattro giorni. Perchè, se è vero che è stato commesso un crimine efferato e brutale - un crimine così orribile da spingere giornali e televisioni nazionali ad accendere i riflettori sulla piccola Avellino - è altresì vero che le condanne (quelle reali) dovranno essere emesse dalla magistratura. Non da coloro che, per sentirsi il diritto di condannare alla pena capitale un individuo, non hanno dovuto fare altro che iscriversi a un social. 

La madre di Elena Gioia può scegliere di perdonare la figlia.... 

La sorella di Elena Gioia può scegliere di perdonare la sorella minore... 

Ma gli utenti di Facebook e Instagram non devono perdonare proprio nessuno... perchè l'indignazione, certamente, non potrà mai essere paragonata alla perdita di un marito. L'indignazione non potrà mai essere paragonata al dolore di aver perso un padre. 

L'indignazione di aver letto una notizia non potrà mai essere paragonata al dolore DI ESSERE DIVENUTI la notizia... 

E, infine - per chi non lo sapesse - ai poliziotti che gli chiedevano chi fosse stato, poco prima di spirare, Aldo Gioia non ha risposto. Fino all'ultimo istante di vita ha risposto all'ODIO con la O maiuscola con l'amore che può provare un padre.

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