Nuovo Clan Partenio, ecco come è cambiata la camorra in Irpinia dopo l'operazione "Partenio 2.0"

La relazione semestrale della Dia ha descritto come il Sistema, nel territorio irpino, abbia cambiato faccia

La relazione semestrale della Dia ha descritto come il Sistema, nel territorio irpino, abbia cambiato faccia. Ovviamente, neanche a dirlo, il territorio avellinese, è stato trattato come non mai dopo l'operazione "Partenio 2.0". Nella provincia Irpina, le aree a maggior densità criminale si confermano il capoluogo e le zone del Vallo di Lauro, del Baianese, della Valle Caudina, il comprensorio Montorese- Solofrano, l’alta Irpinia e l’Arianese.

Il territorio resta permeabile ad infiltrazioni di clan

Il territorio resta permeabile ad infiltrazioni di clan delle province di Napoli, Caserta e Benevento. I gruppi locali, molti dei quali con proiezioni anche in altre aree della regione e del territorio nazionale, sono inseriti in numerosi settori illeciti ed hanno dimostrato, in passato, di saper condizionare le amministrazioni pubbliche locali.  

La detenzione degli esponenti di vertice del clan Genovese, operativo nella città di  Avellino e in parte della provincia, ha dato spazio all’affermazione di un gruppo criminale composto da ex affiliati al suddetto sodalizio, uno dei quali tratto in arresto dai Carabinieri nel mese di maggio, in esecuzione di una sentenza definitiva di condanna a quattro anni per concorso in estorsione, aggravata dal metodo mafioso.

Lo scambio elettorale politico-mafioso

Lo stesso pregiudicato e il fratello sono tra i destinatari di una misura cautelare del mese di settembre, eseguita il 14 ottobre 2019, scaturita da un’indagine, iniziata nel 2017, convenzionalmente denominata “Partenio 2.0”.  

L’operazione - che sarà approfondita nella prossima Relazione Semestrale - ha disvelato gli assetti e l’organigramma del gruppo noto come Nuovo Clan Partenio, con al vertice i due fratelli, già elementi di spicco del clan Genovese. Contestualmente, è stato eseguito un decreto di perquisizione a carico di alcune persone, ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, finalizzata, tra l’altro, allo scambio elettorale politico-mafioso.

Nuovo Clan Partenio, un testimone dell'ultima ora fa tremare la politica

Altri  sodalizi  presenti nella provincia sono i contrapposti  gruppi Cava e Graziano di Quindici e Pagnozzi, famiglia che estende la propria influenza su parte del territorio delle province di Benevento e Caserta, con rilevanti interessi anche nella Capitale.  I Pagnozzi sono, per altro, legati al cartello dei Casalesi e ai gruppi dell’area marcianisana.

Per quanto riguarda i clan Cava e Graziano, entrambi hanno proiezioni in altre zone: il primo ha forti interessi anche nel confinante agro nolano e vesuviano attraverso luogotenenti che gestiscono le attività illecite a San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola, Cimitile, Carbonara di Nola, Saviano; la  famiglia Graziano ha proiezioni nell’alta Valle dell’Irno, al confine tra le province di Salerno ed  Avellino, e nel Vallo di Lauro.

L'eterno conflitto tra i Cava e i Graziano

Nell’ambito dei due gruppi diversi esponenti sono tornati di libertà: il 23 maggio 2019, è stato scarcerato un esponente di primo piano dei Cava, mentre in precedenza erano stati scarcerati affiliati di spicco del clan Graziano. Questa situazione ha reso concreto il pericolo di una ripresa del conflitto tra i due clan, come  attesterebbe una rissa avvenuta nel mese di marzo 2019 tra alcuni loro affiliati - oltre ad aver determinato un intensificarsi della pressione criminale sul territorio. Delle tensioni in atto nella provincia in argomento sono emblematici una serie di attentati in danno di imprenditori e gli atti intimidatori nei confronti di rappresentanti istituzionali.  Nella Valle Caudina perdura la supremazia del clan Pagnozzi, presente nei comuni di San Martino Valle Caudina, Cervinara, Montesarchio, Sant’  Agata dei Goti, Limatola, Durazzano, Moiano,  Airola, a Benevento, nella Valle Telesina e nei territori limitrofi. La struttura criminale è articolata in  gruppi  federati.

Uno dei figli del capostipite è detenuto in regime di 41 bis O.P., e la reggenza è affidata ad un altro figlio, libero, che si avvarrebbe della collaborazione di uno storico elemento di spicco, anch’egli libero al pari della moglie di uno dei capi clan, scarcerata nel 2018 per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

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