Nuovo Clan Partenio, interrogati altri sei indagati

Quattro dei sei componenti del clan, finiti agli arresti domiciliari, hanno scelto di parlare, rispondendo alle domande del Gip e respingendo tutte le accuse. Il quinto ha deciso di restare in silenzio, l'ultimo ha rilasciato dichiarazioni spontanee

Nuovo capitolo dell'inchiesta "Aste OK". Questa mattina, si sono svolti gli interrogatori per sei dei quattordici indagati, finiti nel mirino della Dda di Napoli nel corso della maxi operazione che ha portato, alle prime ore della giornata di lunedì scorso, all'arresto delle persone sopracitate.

Quattro dei sei indagati hanno deciso di parlare

Nel corso dell'interrogatorio odierno, quattro dei sei indagati hanno risposto alle domande del Gip, respingendo tutte le accuse e dichiarandosi completamente estranei rispetto ai reati a loro contestati: tra questi, associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, scambio elettorale politico-mafioso, turbata libertà degli incanti, falsità materiale, truffa, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio. Si tratta, nello specifico, dei seguenti indagati: Emanuele Barbati, Antonio Barone, Gianluca Formisano e Antonio Ciccone

Quanto agli altri due indagati, sottoposti anch'egli a interrogatorio, bisogna specificare che Manlio Di Benedetto ha deciso di non rilasciare alcuna dichiarazione, mentre Mario Gisolfi ha rilasciato dichiarazioni spontanee, senza però rispondere alle domande rivoltegli dal Gip.

Clan interessato ad influenzare la vita politica di Avellino

Come già specificato pocanzi, gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di più reati, quali Associazione per delinquere di tipo mafioso, Estorsione, Scambio elettorale politico-mafioso, Turbata libertà degli incanti, Falsità materiale, Truffa, Trasferimento fraudolento di valori e Riciclaggio. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal GIP di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo partenopea, che ha coordinato le attività condotte congiuntamente dal Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri di Avellino e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli.

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società di intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

Promesse di voto per le elezioni comunali

Si ritiene che il sodalizio si sia avvalso di società intestate a prestanomi nelle quali sarebbero transitate le somme estorte in modo da poter ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa. L’attività ha documentato la promessa di voti in occasione delle elezioni del Consiglio Comunale di Avellino del giugno 2018 da parte di appartenenti al clan Genovese-Galdieri, nei confronti di un candidato consigliere - poi eletto - figlio di un boss detenuto, appartenente al medesimo gruppo, in cambio della riassegnazione della gestione di un centro sportivo sito in Avellino. Oltre a numerose perquisizioni nei confronti dei soggetti ritenuti organici o contigui al sodalizio criminoso, è in atto anche l’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo relativo a 5 società (i cui titolari sono tra i destinatari della misura cautelare), di cui: - 1 struttura di assistenza sociale-residenziale; - 2 società immobiliari; - 1 società di consulenza amministrativa; - 1 attività di ristorazione. L’intero patrimonio delle società sottoposto a sequestro (tra cui 59 fabbricati e 26 terreni) è stato stimato in circa 4 milioni di euro, al quale si aggiungono le disponibilità finanziarie già sequestrate nei confronti degli indagati in data 14 ottobre 2019 ammontanti a circa 1,5 milioni di euro. Nel medesimo contesto operativo, è stata notificata la misura dell’“interdittiva antimafia”, già emessa dalla Prefettura di Avellino, alla società riconducibile alla cit. struttura di assistenza sociale-residenziale, nonché a un’altra azienda riferibile a un altro indagato.

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