Nicola Mancino non dorme la notte: è il peso di una grana giudiziaria nella trattativa Stato-Mafia

Per difenderlo i legali hanno citato la sentenza che ha assolto definitivamente l’ex generale del Ros, Mario Mori

Una grana giudiziaria che non lo fa dormire la notte. La richiesta della procura di sei anni di reclusione per Nicola Mancino, ex presidente del Senato è un peso difficile da sopportare. L'esponente politico è imputato nel processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.L’ex politico democristiano, imputato di falsa testimonianza, è difeso dagli avvocati Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili Piromallo, nell'arringa i due legali hanno in modo perentorio detto: “non dorme la notte per le sofferenze che questo processo gli provoca e gli ha provocato”.

Per difenderlo i legali hanno citato la sentenza che ha assolto definitivamente l’ex generale del Ros, Mario Mori.

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Proprio sulle valutazioni di quei giudici si basa parte dell’arringa del legale. L’avvocato riporta stralci delle motivazioni della sentenza di assoluzione che parla di “ricordi non sempre limpidi di un Martelli largamente influenzato da quanto appreso a posteriori e tutto preso probabilmente a rappresentarsi come paladino dell’antimafia” e ancora di “comprensibile mancanza di memoria e confusione”. “D’altronde – spiega il difensore – per anni Martelli non seppe dire se aveva manifestato le sue lagnanze sull’operato del Ros a Vincenzo Scotti (ministro dell’Interno prima di Mancino ndr) o a Mancino. Solo successivamente disse di ricordare che il suo interlocutore era Mancino”. Sempre citando la sentenza assolutoria l’avvocato ricorda il passaggio in cui i giudici dicono: “men che meno il tribunale potrebbe su incerte dichiara disporre traduzione degli atti per procedere per falsa testimonianza il quale non ha ricordato di aver ricevuto segnalazione della iniziativa improvvida del Ros”.

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