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E' morto Elio Graziano, ex presidente dell'Avellino

Celebre il suo arrivo in elicottero allo stadio quando era presidente dell'Us Avellino

E’ morto in una stanza di ospedale Elio Graziano, ex presidente dell’Avellino Calcio e soprattutto industriale nel campo della chimica. Nel bene (calcio) nel male (il caso Isochimica) il suo nome è legato a questa provincia.

La sua passione per la chimica è il portafortuna. Escogita la formula di un solvente che rimuove le particelle elettrostatiche dalle pareti dei treni. Fonda il gruppo Idaff-Icg, Il prodotto tessuto non tessuto, utilizzato dalle Ferrovie dello Stato per le lenzuola, carta igienica e saponi per le cuccette dei vagoni, divenendone unico fornitore. In poco tempo diventa industriale e apre un’altra fabbrica, l’Isochimica.  Per conto dello Stato, tratta la <<decoibentazione>> delle vetture dei treni. Smonta le pareti e i pavimenti dei vagoni e sostituisce l’amianto con materiale isolante. Dopo lo stabilimento di Fisciano e di Avellino, apre un altro stabilimento a Ivrea, l’Elettrochimica Canavese.

Diventato uomo dei poteri forti il 27 dicembre del 1985 è il nuovo presidente dell’Us Avellino.  Sulle cronache di oltre trenta anni fa, su pagine ingiallite si legge di una dichiarazione di Graziano: “A fine campionato 1984/85 fui chiamato dall’allora sindaco Venezia che mi disse che il procuratore capo della Repubblica di Avellino, Antonio Gagliardi, mi cercava. Messo al cospetto del procuratore questi mi disse: Graziano, ho rischiato la vita per sconfiggere la criminalità in città, ora voglio che la squadra di calcio vada nelle sue mani perché lei è un grande lavoratore, onesto, pulito ed ha disponibilità finanziarie per mantenere la squadra in serie A”

La sua “prima” da presidente è un Avellino-Juventus 0-0, in un Partenio stracolmo. Celebre il suo arrivo al Partenio in elicottero, tra i tifosi festanti.

Sulle maglie appone il marchio Dyal, detersivo prodotto proprio in una delle sue fabbriche. Per tutti “Don Elio”, viene anche ricordato, non solo per le sue auto di grosso calibro, ma perché elargisce banconote da centomila lire a chi gli sta vicino, paga 80 milioni di premio a ogni vittoria della squadra.

Il 1987 è l’anno che definitivamente lo trascina in vicende giudiziarie. E’ accusato di truffa aggravata e falso in atto ai danni dello Stato. Su di lui pende un ordine di cattura da parte della procura di Salerno. L’accusa riguarda un gonfiamento di perizie riguardanti i danni provocati dal terremoto nello stabilimento Idaff-Icg di Fisciano. La fece franca perché fuggi con l’elicottero.  Dopo 14 giorni di latitanza, Graziano si costituisce solo perché riesce ad ottenere gli arresti domiciliari

L’Avellino è sommerso dai debiti, dopo vari tira e molla alla fine Graziano cede il pacchetto azionario per la cifra simbolica di dieci mila lire.

Uscito ufficialmente dal calcio, le sue vicende personali e imprenditoriali vengono macchiate ancora giudiziariamente. Nel settembre del 1988 chiude l’Isochimica.

In quella fabbrica, ritenuta oggi dei “veleni” avviene di tutto.  << L’amianto fa meno male della Coca Cola>>, furono le parole di Graziano appena esplose la protesta. I guai, però, non finiscono: lo scandalo delle “Lenzuola d’oro”. L’Idaff di Fisciano ottiene un appalto per 150 miliardi per la fornitura di lenzuola per le cuccette dei treni ma dietro corresponsione di mazzette. Anche qui scappò all’arresto, ritornando in Italia solo dopo un mese di latitanza in Brasile.

Un personaggio controverso, che oggi all’età di 85 anni è morto.

I funerali si terranno domenica 5 marzo alle 09:30, presso la Chiesa del Roseto di Avellino.

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