Processo per la morte di Valerio Castiello, condannato l'investitore

L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della strada la definisce una "pena irrisoria"

Nella mattinata di venerdì 10 luglio, è emessa, presso il Tribunale di Avellino, la sentenza del processo per la morte di Valerio Castiello. Il terribile incidente ebbe luogo sulla variante di Cervinara nella serata del 7 aprile del 2015.

Il conducente della vettura, Fabrizio Boffa, era accusato di omicidio colposo per circolazione stradale in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti. Successivamente, era arrivata la richiesta di patteggiamento della difesa, scongiurata, con forti proteste fuori al tribunale, dall’impegno dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, al cui sostegno si era posta anche l’associazione “Mamme Coraggio” presieduta da Elena Ronzullo. La sentenza condanna Boffa a scontare la pena di anni due e mesi nove di reclusione a fronte dei 3 anni e 6 mesi richiesti dal PM.

La condanna

Grande l’indignazione del presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Alberto Pallotti: “E’ una sentenza irrisoria. Si sta parlando della vita di un giovane stroncata dal comportamento irresponsabile di un soggetto messosi consapevolmente alla guida drogato e ubriaco (…) Proporremo appello per cambiare la sentenza.

La pena accordata è un’offesa alla giustizia ed una mancanza di rispetto nei confronti della famiglia e di tutte le vittime. Questa vicenda dimostra come la legge dell’omicidio stradale sia necessaria, perché se il reato fosse stato punito con l’omicidio stradale, la pena sarebbe stata molto diversa”.

L’avvocato Emilio Perfetti ha commentato: “Siamo parzialmente soddisfatti dell’esito del processo poiché il Giudice del Tribunale di Avellino ha assolto l’imputato dal reato di guida in stato di ebbrezza, verosimilmente per delle ipotizzate carenze procedurali nel prelievo ematico fatto in Ospedale.

In conseguenza è venuta meno l’aggravante prevista dal comma tre dell’articolo che prevedeva una pena maggiore in caso di ebbrezza dovuta all’assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti. Il prelievo, infatti, aveva dato esito positivo anche per oppiacei, cocaina e cannabinoidi.

All’epoca dei fatti, era vigente solo la vecchia formulazione dell’omicidio colposo, non esistendo ancora il reato di omicidio stradale. Aspetteremo le motivazioni ma certamente faremo alla Procura di Avellino richiesta motivata di impugnare la sentenza”.

La rabbia della madre

Maria Teresa Caporaso, madre della vittima, è affranta: “Non mi meraviglio affatto della sentenza. Mi sarei meravigliata se tutto fosse andato secondo logica. Ancora una volta si conferma, attraverso sentenze di questo tipo, che la vita di un essere umano non valeva nulla prima della legge sull’omicidio stradale.

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Gli unici condannati siamo noi familiari, reclusi nell’ergastolo del dolore fino alla fine dei nostri giorni. Incommentabile la negazione della guida in stato di ebbrezza – conclude -, non si sono parole”.

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