Cronaca Atripalda

Morte Naccarelli, il legale: "Nessun nesso con l'omicidio della moglie nel gennaio 2012"

L'avv. Alfonso Maria Chieffo in una lettera

Non sussiste alcun collegamento tra la morte di Michele Naccarelli, l'uomo di 55 anni trovato morto in una pozza di sangue nella sua abitazione di Atripalda due giorni fa, e l'omicidio della moglie, avvenuto nel gennaio 2012 per mano dello stesso marito. A ribadire tale concetto è ilegale della famiglia della vittima, avv. Alfonso Maria Chieffo, il quale, in una lettera rivolta agli organi di stampa, smentisce quanto riportato da alcune testate sulla presunta relazione tra i due fatti di cronaca.

L'avv. Chieffo: "Luigino aveva espresso sincero pentimento per l'omicidio della moglie"

Il legale evidenzia che, sebbene le indagini della Magistratura siano ancora in corso, a causare la morte di Naccarelli potrebbero essere state cause naturali: "A seguito del rinvenimento della salma di Michele Naccarelli, ho preso atto che alcuni organi di informazione hanno messo in relazione tale evento con i tragici fatti che lo videro protagonista nel gennaio del 2012 anche con la pubblicazione di immagini di repertorio, sento di dover chiarire alcuni aspetti necessari per una valutazione più obiettiva dell'accaduto. Allo stato attuale non sussiste alcun nesso ipotizzabile tra i due eventi, tenuto conto le ragioni del decesso di Michele, rispetto alle quali la Magistratura sta effettuando le opportune verifiche, sembrano riconducibili a cause naturali".

Per l'avvocato Chieffo, i due fatti non sono minimamente collegabili, alla luce del "sincero pentimento" che la vittima espresse, davanti al giudice, in occasione del processo riguardante l'omicidio della moglie nel gennaio 2012: "La memoria di Michele, anzi di Luigino, come veniva chiamato in famiglia, non può essere ricollegata in via esclusiva ai tragici fatti del 2012, soprattutto considerando il suo immediato e sincero pentimento e della circostanza che al momento del reato la sua 'capacità di intendere e di volere era fortemente scemata', e del debito saldato con la Giustizia. Per ricordarlo voglio usare le parole del Giudice per le Indagini preliminari che nella sua ordinanza applicativa di misura cautelare lo definì 'uomo mite': un uomo che, aggiungo io, provato dalle vicende di una vita con lui sempre avara, in un momento di sconforto perse la testa compiendo un gesto per il quale non si è mai più dato pace. E tanto basta perché sulla sua vicenda terrena cada l'oblio".

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