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Cronaca

Montoro, nel 2020 l'incendio in un deposito di automezzi: l'ombra del Nuovo Clan Partenio?

Di questo e di un altro misterioso incendio avvenuto nel 2019 si dovrà discutere nel processo relativo all'inchiesta giudiziaria ribattezzata "Aste Ok"

Mentre continua senza sosta il processo nato dall'inchiesta "Aste ok" del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d'illeciti che vede protagonista il Clan Partenio, nelle prossime udienze potrebbero essere dibattuti alcuni episodi rimasti irrisolti. Uno dei soggetti coinvolti nel filone processuale di Aste Ok, nel 2019 si trovava a Firenze. L’uomo riposava all’interno del camion quando, improvvisamente, il mezzo pesante è stato avvolto dalle fiamme. Per sua fortuna, altre persone presenti nell’area di sosta riuscirono a svegliarlo in tempo salvandogli la vita.

Ancora più clamoroso, invece, quanto accaduto il 17 gennaio 2020. I Vigili del Fuoco del Comando provinciale, poco prima della mezzanotte, intervennero nel comune di Montoro, per un incendio sviluppatosi all'interno di un deposito di automezzi pesanti. La sala operativa del comando, ricevuta la richiesta di soccorso, inviò sul posto una squadra, supportata da due autobotti. Il pronto intervento degli operatori accorsi sul luogo consentì lo spegnimento del rogo, evitando che le fiamme si propagassero al restante parco automezzi. Il fuoco ha interessato quattro camion. Ebbene, il proprietario di quel parcheggio in cui si sviluppò quel feroce incendio, è un altro dei protagonisti del processo che vede imputati i presunti affiliati al Nuovo Clan Partenio. Adesso, nell’aula bunker del Tribunale di Poggioreale, gli inquirenti lavoreranno per chiarire anche questo dubbio e dimostrare – dopo due anni – se quei gravissimi incendi sono collegati alla vicenda.

Nel corso dell’ultima udienza del 9 dicembre, intanto, aveva luogo il controesame della supertestimone dell’accusa, assistita dall’avvocato Sergio Tecce. La donna ha risposto alle domande degli avvocati Gaetano Aufiero, Rosaria Vietri e Carlo Taormina. Nella fattispecie, gli avvocati hanno pressato moltissimo relativamente a una sua presunta condanna per estorsione a tre anni e sette mesi di reclusione. Sentenza che gli avvocati degli imputati depositeranno nel corso della prossima udienza fissata per il 13 gennaio. In quell'occasione, ancora, sarà approfondita anche la posizione del compagno della donna che, stando a quanto emerso oggi in aula - dal 2019 in poi, da quando sono finiti in carcere Forte, Aprile e Galdieri - ha acquistato diversi beni finiti all’incanto. 

Aste Ok e il coinvolgimento del Nuovo Clan Partenio

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società d'intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

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