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Nuovo Clan Partenio, D'Onofrio: "Minacce? Avellino è uno dei tanti tribunali di frontiera"

Lo scrive in una lettera il Procuratore

“Ringrazio Fabrizio Ciccone e Nino Guglielmo, quali rappresentanti dell’ANM locale, per la vicinanza che mi dimostrano ancora una volta, in questa come in altre occasioni. Siete molto cari. E lo siete ancora di più nei confronti di chi, per polemica, ha abbandonato l’ANM”.

Lo scrive, in una lettera, il Procuratore Aggiunto di Avellino Vincenzo D’Onofrio, minacciato di morte nel periodo in cui indagava sulla criminalità organizzata a Mercogliano. 

“Colgo però l’occasione per condividere con voi una riflessione che mi è sovvenuta nel leggere le parole emozionanti del Comunicato. Ho sempre detto e ho ribadito in questa occasione, “a chi di dovere” (istituzioni politiche e giudiziarie), che Avellino è uno dei tanti Tribunali di frontiera che non vengono visti con il dovuto acume dal Centro. Ci sono magistrati di straordinaria professionalità e coraggio che ogni giorno, in situazioni logistiche e personali assurde, siedono alla scrivania o nelle aule ad amministrare con dignità e onore la giustizia. Spesso sento dire di loro o leggo che sono magistrati che fanno il loro dovere in silenzio”.

“Ecco, devo smentire – prosegue D’Onofrio -. Non è vero che lo fanno in silenzio. E’ da anni che i colleghi, anche attraverso i dirigenti, manifestano “a chi di dovere” le gravi criticità, logistiche e di organico, che gravano su questo Tribunale, il problema è che “chi di dovere”, non ascolta o, pur ascoltando, scompare”.

“Questo Tribunale ha la fortuna di avere due dirigenti, Rosario Cantelmo e Vincenzo Beatrice, di elevatissimo spessore, professionale e umano, di inusitato coraggio e ancora appassionati ed entusiasti, che da anni chiedono interventi di rafforzamento in materia di sicurezza, di organici (giudiziari e amministrativi) e per le strutture (ampiamente fatiscenti). La situazione è rimasta (ed è tuttora) immutata”.

“Se un effetto positivo hanno avuto le parole di Pasquale Galdieri nei miei confronti è probabilmente quello di offrire la consapevolezza che questo, a differenza di quanto in molti vogliono credere o far credere, non è un territorio tranquillo, un’oasi di sicurezza e di serenità; non è, come mi è capitato di ascoltare prima di arrivare qui, “la Svizzera della Campania”. Le indagini e le sentenze di questi anni hanno dimostrato che così non è, e che i magistrati di questo Tribunale lo sanno. Mi auguro solo che se ne renda conto al più presto anche “chi di dovere”. Ancora grazie”.

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