Salemme: “La camorra si combatte insegnando il valore della legalità ai giovani”

Il capo della Squadra Mobile di Avellino ha risposto alle nostre domande sul fenomeno della camorra in Irpinia

Avellino Today continua il suo progetto informativo sul fenomeno della presenza della criminalità organizzata nel territorio irpino. Ai nostri microfoni è intervenuto il capo della Squadra Mobile di Avellino, Michele Salemme, che ha affrontato la questione e c’ha fornito una visione approfondita del problema. Anche per il dott. Salemme, come era prevedibile, la lotta al fenomeno mafioso deve essere prima di tutto una questione culturale.

L’argomento offre molteplici sfaccettature e, questa, è la prima parte della nostra lunghissima intervista:

Dott. Salemme, la prima domanda è d’obbligo, cosa risponderebbe a tutte quelle persone convinte che la camorra in Irpinia non c’è?

“La criminalità organizzata in Irpinia è un fenomeno che esiste. In Irpinia, nello specifico, è esistita nella sua forma più eclatante negli anni passati; quando c’è stata la famosa faida nel Vallo di Lauro, oggi conclusa, tra i clan Graziano e i Cava. Ad oggi, posso capire perché molte persone siano convinte che la camorra in Irpinia non sia presente. Accade molto di rado, per fortuna, che si possa assistere a un delitto di camorra, un danneggiamento, un incendio intimidatorio. Ovviamente, confrontandosi con realtà come Napoli o Caserta, realtà dove omicidi, intimidazione ecc., sono all’ordine del giorno, il cittadino avellinese può essere sviato e credere che la camorra non sia un problema anche irpino. Purtroppo non è così. La verità è che il fenomeno è presente anche in questo territorio, ma in forma minore e diversa”.

Quali sono le forme in cui la camorra si manifesta in Irpinia?

“Le forme in cui la camorra si manifesta in un determinato luogo sono strettamente collegate, in primis, al territorio e poi anche al periodo storico. Al momento, in Irpinia, sussistono un po' tutti i crismi del reato mafioso: stiamo parlando dello spaccio, dell’usura e anche della presenza criminale nelle attività legali. Solo che, come abbiamo detto, è un fenomeno che avviene in tono minore, avviene più nell’ombra e, infine, sfrutta anche un po' del riflesso con realtà molto più gravi e appariscenti come quella napoletana. Io ritengo che il problema della camorra sia innanzitutto un problema culturale, che deve essere combattuto dalle forze dell’ordine, dalla magistratura, ma anche è soprattutto dal cittadino. Se le persone riusciranno a crescere i loro figli inculcandogli i valori della legalità e del rispetto, allora, in futuro, la camorra si vedrà tagliati i rifornimenti. Arrestare i criminali è importante ma, per evitare che non ci sia un continuo ricambio generazionale all’interno del clan, c’è un solo modo: spingere i giovani verso la legalità e verso il rispetto del prossimo”.

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