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Matrimonio gay: Corte d'Appello obbliga la trascrizione al Comune

Il sindaco di Santo Stefano del Sole si era opposto ma ora sarà obbligato a trascrivere le nozze tra Giuseppina La Delfa e Raphaelle Louise Anna Hoedts, celebrate in Francia nel 2013

Il sindaco di Santo Stefano del Sole Carmine Ragano si era opposto alla trascrizione del matrimonio, celebrato in Francia nel 2013, tra Giuseppina La Delfa e Raphaelle Louise Anna Hoedts, coppia residente nel comune irpino.

La Corte d'Appello di Napoli ha ordinato all'ufficiale di Stato Civile (cioè il sindaco) di trascrivere il matrimonio. Le due donne, la prima italofrancese e la seconda francese, vivono stabilmente in Italia ed hanno due figli. Giuseppina La Delfa, inoltre, la presidente di Famiglie Arcobaleno.

Dopo trentadue anni di vita vissuta insieme, le due donne insegnanti alla Facoltà di Lingue dell'Università di Salerno, hanno colto al volo l'occasione offerta dalla Francia che riconosce il diritto alle nozze omosessuali.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte, "trattandosi di coppia omosessuale legalmente coniugata secondo la legislazione dello Stato di cittadinanza, che ammette il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non sorgono le questioni tutte interne alla legislazione italiana che difetta di una normativa che regoli l’unione di persone dello stesso sesso come coniugi ovvero come unione sia pure regolata da forme di tutela differenziata".

In sostanza, è determinante il fatto che il matrimonio sia stato celebrato in Francia tra due cittadine francesi, che ora vivono in Italia.
"Il mancato riconoscimento di un’unione registrata o di un matrimonio same-sex - si legge nella sentenza -pregiudica la libera circolazione delle persone e, dunque, il funzionamento del mercato interno. Sarebbero violati i diritti fondamentali riconosciuti ai cittadini dell’Unione e cioè quello di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri e a non subire discriminazione in base alla nazionalità". I giudici fanno riferimento anche all'art. 21 CEDU in cui si legge che "è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali".

"Siamo decisamente felici perché una di queste persone è la Presidente della nostra associazione - si legge in una nota di Famiglie Arcobaleno - ma siamo anche realmente preoccupati perché ci chiediamo per quale motivo oggi la cittadinanza italiana debba costituire un impedimento per la vita familiare delle persone omosessuali, come se essere italiane ed italiani debba per forza essere una disgrazia invece che, come sarebbe auspicabile, la garanzia di potersi realizzare come persone".

"Al di là del meraviglioso decreto della Corte d’Appello - osserva Giuseppina La Delfa - constatiamo che questo matrimonio è legittimo per l’Italia ma solo in quanto celebrato in Francia fra persone con la cittadinanza francese, mentre i diritti civili di milioni di altre persone, inclusi quelli dei loro figli, rimangono inaccessibili ai cittadini italiani a causa delle opinioni discordanti di qualcuno, dato che di questo si tratta. La nostra battaglia prosegue ora per il pieno riconoscimento anche della filiazione: in Francia i nostri bambini hanno due genitori, in Italia uno solo".

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