Mamma e figlio coltivano marijuana: assolti

Una coltivazione di canapa indiana interamente a conduzione familiare

Una coltivazione di canapa indiana interamente a conduzione familiare, quella portata avanti, secondo l’assunto accusatorio, da una madre cinquantasettenne, S.M., e dal figlio F.A., ventiseienne, entrambi di Baiano.

I fatti risalgono al 16 Agosto 2014 allorquando i Carabinieri della locale Stazione irrompono presso l’abitazione di F.A., incensurato, alla ricerca di sostanza stupefacente.

Le indagini svolte, infatti, avevano indirizzato gli Inquirenti presso l’abitazione del giovane studente ritenuto un punto di riferimento per l’attività di spaccio nella zona.

Nel corso della perquisizione, il giovane era riuscito a bisbigliare alcune parole alla madre, presente alle operazioni, la quale con una scusa aveva chiesto ai Militari il permesso di allontanarsi dalla abitazione dovendo aprire l’attività commerciale da lei gestita.

La donna, invece, si era recata nel Comune di Visciano, in Contrada Campoli, in un terreno di proprietà familiare, dove, scesa dall’auto, aveva iniziato ad estirpare alcune piante di canapa indiana, dell’altezza di circa un metro e mezzo, che si trovavano piantate nel terreno.

La madre, quindi, aveva caricato tutte le piante all’interno della propria autovettura.

L’intera azione criminosa era avvenuta sotto gli occhi increduli dei Carabinieri che, presenti sul terreno già dalle prime ore dell’alba ed avendo individuato la piantagione, si erano appostati in attesa di cogliere in flagranza i responsabili della illecita coltivazione.

Pertanto la donna fu immediatamente tratta in arresto dai Militari.

In particolare, mamma e figlio, entrambi incensurati, erano chiamati a rispondere del reato di coltivazione in concorso di piante di cannabis sativa, reato punito con pene severissime, da sei a venti anni di reclusione.

Il procedimento, su richiesta del difensore dei due imputati, l’Avvocato Rolando Iorio, si svolgeva con il rito abbreviato. Nella giornata di ieri, il Tribunale di Nola, Presidente Dott.ssa De Majo, aderendo in pieno alla tesi sostenuta dal difensore dei due imputati li ha invece mandati assolti.

In particolare il difensore, a seguito di una serrata arringa, è riuscito a dimostrare da un lato l’infondatezza della accusa mossa nei confronti della madre la quale, a detta del legale, non aveva commesso alcuna azione diretta alla coltivazione delle piante cadute in sequestro, quanto, piuttosto, si era resa responsabile unicamente di una condotta di favoreggiamento nei confronti del figlio, condotta in quanto tale non punibile nel nostro Ordinamento proprio perché diretta a tutelare un prossimo congiunto.

In merito al figlio, l’avvocato Iorio, in considerazione della esiguità del numero di piante rinvenute, nonché del numero modesto di dosi ricavabili dalle stesse, e della assoluta non abitualità della condotta posta in essere dal ventiseienne, è riuscito ad ottenere la declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Il Pubblico Ministero presente in aula, pur riconoscendo la ricorrenza, nel caso di specie, del fatto di lieve entità, aveva comunque chiesto una condanna a mesi dieci di reclusione oltre ad Euro 6.000,00 di multa per entrambi gli imputati.

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