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Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca

Maltrattamenti in famiglia: emessa sentenza nei confronti di un 45enne

L'uomo era dominato da un incontenibile sentimento di gelosia e si rendeva responsabile di comportamenti quotidiani aggressivi, minacciosi e violenti nei confronti della moglie

Nella giornata odierna, il Tribunale collegiale di Avellino, presieduto dal Giudice Dott. Gian Piero Scarlato, ha assolto un uomo di 45 anni imputato di maltrattamenti in famiglia, difeso dall'avvocato Raffaele Tecce. Nel caso specifico, il Tribunale ha accolto la difesa dell'Avvocato Tecce, assolvendo l'imputato dall'accusa di maltrattamenti e scagionandolo anche dalle circostanze aggravanti a causa della remissione della querela.

L'uomo, a causa di un incontrollabile sentimento di gelosia, maltrattava la moglie con comportamenti quotidiani aggressivi, minacciosi e violenti. La insultava usando epiteti come "prostituta" e "inutile," la colpiva con schiaffi e cercava di soffocarla in più di un'occasione. In particolare, il 16 agosto 2020, mentre si trovavano in vacanza a Cetaro Marina, chiese alla signora di mostrargli il cellulare per controllare le sue comunicazioni e messaggi. La vittima consegnò il telefono, si mise alla guida dell'auto con la figlia a bordo, ma fu inseguita dall'indagato che si parò davanti a lei, la costrinse a fermarsi e la aggredì con insulti come "zoc*" e "put*," oltre a colpirla con schiaffi, spinte e strattoni. Il 13 maggio 2021, mentre la donna dormiva, l'indagato, senza apparente motivo, la afferrò per i capelli e la trascinò nella doccia, aprendo il rubinetto e versandole addosso acqua fredda nel tentativo di soffocarla. La vittima fu costretta a fuggire nuda da casa.

Inoltre, la sera del 6 febbraio, l'imputato interrogò ripetutamente la vittima sul motivo per cui voleva lasciarlo e iniziò a insultarla verbalmente, chiedendo anche di consegnare il cellulare. Dopo aver visionato il contenuto del telefono della vittima e notato un contatto di un amico, il 45enne iniziò a proferire insulti come "zoc*," "put*," "prostituta," e gettò il telefono nella stufa. Successivamente, picchiò la moglie con schiaffi e pugni nello stomaco, saltò con i piedi sul suo torace, mise il ginocchio sul suo collo e coprì il suo volto con un piumone, impedendole di respirare. La trascinò per i piedi fino alla porta di casa, mettendo nuovamente il piede sul collo e le mani in faccia, minacciando di toglierle la cosa più importante, ovvero la figlia. Infine, le sputò in faccia e la costrinse a fuggire scalza e senza maglia. Dal 2020, a Solofra, ha mantenuto questo comportamento aggressivo e continuativo. Le percosse, gli schiaffi e i pugni nello stomaco inflitti alla moglie, unitamente alle altre violenze descritte in precedenza, le hanno causato lesioni personali, quali graffi sul viso e dolore nella regione cervicale e toracica. Tutte le azioni sopra descritte sono aggravate dalla circostanza che sono state commesse in occasione del reato contro il coniuge.

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