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Cronaca

Lavoro in nero, sottopagato e con orari assurdi: provateci voi a vivere così!

"Non troviamo personale!"... una cantilena sentita troppo spesso. Dalle testimonianze dei lavoratori, invece, emerge una realtà ben più complessa e sfaccettata, fatta di lavoro in nero e contratti precari

“Non riusciamo a trovare personale” – “Abbiamo molteplici posizioni libere e nessuno si presenta” – “I nostri annunci di lavoro cadono nel vuoto” – “La gente non ha voglia di lavorare”… Questi e molti altri sono i commenti che, troppo spesso, sentiamo in questo periodo. I datori di lavoro ci tengono particolarmente a ribadire il concetto che il lavoro c’è, sono i giovani che non vogliono farlo. Gli imprenditori del settore contestano l'introduzione del reddito di cittadinanza e lamentano la scarsa voglia di sacrificarsi dei giovani. Dalle testimonianze dei lavoratori, invece, emerge una realtà ben più complessa e sfaccettata fatta anche di lavoro in nero e contratti precari. Nella serata di ieri vi abbiamo raccontato quanto accaduto in un noto e apprezzato locale cittadino. All’interno, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno trovato quattro dipendenti in nero di cui uno addirittura minorenne.

Vogliamo davvero dare tutta la colpa al reddito di cittadinanza? Vogliamo davvero parlare soltanto di giovani bamboccioni? Siamo davvero sicuri che sia un problema soltanto italiano? Secondo un rapporto dell'Ela, l'autorità europea del lavoro, i posti vacanti segnalati dai vari Stati membri nel 2021 sono stati oltre 1 milione. Il problema è particolarmente sentito, ad esempio, in Spagna dove, come ha di recente segnalato "El Pais", gli imprenditori lamentano "una presunta mancanza di vocazione nel settore" mentre i lavoratori denunciano orari interminabili, turni notturni non pagati, tagli salariali e precarietà generalizzata.

Purtroppo, il problema del lavoro precario si sta aggravando ogni anno sempre di più e, stando a quanto affermano i dati, la fuga dal lavoro stagionale sarebbe iniziata dopo il dimezzamento del sussidio di disoccupazione deciso dal governo Renzi nel 2015. Se infatti è vero che la Naspi, introdotta per sostituire Aspi e miniAspi, ha dei requisiti contributivi meno stringenti e in molti casi anche una durata maggiore rispetto ai precedenti sussidi, per gli stagionali la riforma introdotta col Jobs Act è stata indubbiamente un passo indietro. La Naspi viene infatti liquidata per un periodo massimo pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni e la legge stabilisce che ai fini della durata non si può tenere conto dei periodi contributivi che hanno già dato luogo a erogazione delle prestazioni di disoccupazione. Con la miniAspi il calcolo veniva invece effettuato sugli ultimi due anni di contribuzione. Tradotto con un esempio pratico ciò significa che se prima della riforma un lavoratore con 6 mesi di contributi poteva beneficiare di sei mesi d'indennità, con la Naspi ne percepisce solo tre. A peggiorare le cose, ovviamente, ci si è messa anche la pandemia. Se nel mondo pre-Covid si lavorava anche nei mesi di aprile, maggio e ottobre, con il calo del turismo i contratti partono da metà maggio - giugno e finiscono a metà settembre.  

Così un lavoratore non può mantenere una famiglia

Contratti in nero, sottopagati, con orari imbarazzanti; come può un lavoratore mantenere la propria famiglia? Inoltre, un passaggio chiave, deve essere fatto sul “problema reddito di cittadinanza”. È innegabile che i fatti di cronaca portino alla luce anche numerosi casi di lavoratori disonesti, che cercano appositamente lavoro in nero; ma in quel caso si parla di truffa. Quando parliamo del reddito, è bene saperlo, stiamo facendo riferimento soltanto a una enorme speculazione politica profondamente mal vista in determinati ambienti. L'obiettivo è eliminarlo e ogni occasione è buona per parlarne. Molto più importante, invece, è focalizzarsi sul problema degli stipendi. Se non si affronta questo tema centrale non si potrà mai combattere con i mezzi giusti il dramma del precariato nel lavoro. Davvero non riusciamo a renderci conto che, se un cameriere arrivasse a guadagnare anche 3mila euro al mese, con un contratto di tre mesi, non riuscirebbe ad arrivare neanche a 10mila euro l’anno. Come dovrebbe vivere un padre di famiglia?  E, infine, abbiamo parlato del lavoro stagionale sottopagato, vogliamo parlare del lavoro in nero? Del lavoro minorile? Quante volte vi capita di entrare in un ristorante ed essere serviti da un ragazzino più giovane anche dei vostri figli? Vi siete mai fermati a pensare che, quella persona che vi ha portato il menù al tavolo, in quella serata guadagnerà - sottobanco e senza nessun tipo di tutela - massimo 30, 40 o 50 euro?

Lo sfruttamento del lavoro è un crimine, un crimine vergognoso. E come tutti i crimini profondamente radicati non può essere combattuto soltanto con la repressione dello Stato. Perché lo Stato non è soltanto il Nucleo Ispettorato del Lavoro, siamo anche NOI lo Stato. E, fino a quando non capiremo la gravità di questo problema, fino a quando non ci indigneremo in maniera adeguata davanti a questo problema, continueremo a sentire imprenditori che – senza la minima vergogna – affermano: “Offriamo lavoro ma nessuno si presenta!”.

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