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Cronaca

Avellino patria del lavoro nero, una piaga vergognosa che continua ad affliggere il capoluogo

Il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri ha reso noto che, tali controlli, proseguiranno anche nei prossimi giorni nell’intera provincia: una boccata d'aria fresca per una città che, con troppa semplicità, si affida al lavoro non regolarizzato

Lavoratori privi di regolare assunzione, violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nonché sistema di videosorveglianza non a norma: questo è emerso, nella giornata di ieri,  all’esito di un controllo, effettuato presso il noto ristorante avellinese “Madison” da parte dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Avellino, che hanno operato congiuntamente ai colleghi del Nucleo Operativo del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Napoli e a personale del locale Ispettorato Territoriale del Lavoro. Nella circostanza, sono state riscontrate delle irregolarità sotto il profilo della formazione e della sottoposizione a sorveglianza sanitaria dei lavoratori, la presenza di 5 lavoratori in nero (2 dei quali minorenni), nonché l’installazione e l’utilizzo di un impianto di videosorveglianza senza la prevista autorizzazione da parte dell’ufficio competente, previa presentazione di apposita istanza. Oltre a sanzioni amministrative e prescrizioni per un totale di circa 55mila Euro, è stato applicato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. Suddetto provvedimento, però, è venuto immediatamente a cadere perché l’attività di ristorazione ha saldato quanto dovuto.

Il lavoro è lavoro solo quando presenta tutti i diritti del caso

Il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri ha reso noto che, tali controlli, proseguiranno anche nei prossimi giorni nell’intera provincia. Una boccata di aria fresca per porre rimedio a una piaga, quella del lavoro nero, che continua a infangare Avellino e provincia. Appare anche superfluo sottolineare che sono veramente troppe le attività che si affidano a lavoratori privi di regolare assunzione. Una “consuetudine” vergognosa che, a quanto pare, cessa solo nel momento in cui si viene beccati.  “Non riusciamo a trovare personale” – “Abbiamo molteplici posizioni libere e nessuno si presenta” – “I nostri annunci di lavoro cadono nel vuoto” – “La gente non ha voglia di lavorare”… Questi e molti altri sono i commenti che, troppo spesso, sentiamo in questo periodo. I datori di lavoro ci tengono particolarmente a ribadire il concetto che il lavoro c’è, sono i giovani che non vogliono farlo. Gli imprenditori del settore contestano l'introduzione del reddito di cittadinanza e lamentano la scarsa voglia di sacrificarsi dei giovani. Dalle testimonianze dei lavoratori, invece, emerge una realtà ben più complessa e sfaccettata fatta anche di lavoro in nero e contratti precari. Ancora più ridicole, poi, sono le giustificazioni avanzate quando giunge – immancabile – la visita dei NIL: “Si ma è sabato, voglio vedere quali attività non fanno un po' di lavoro nero” – “E’ solo invidia, per questo ci mandano i controlli”.

È una situazione triste, vergognosa, avvilente… Stiamo parlando, in pratica, del non riuscire più a distinguere l’illegalità dalla legalità. Il lavoro è lavoro solo quando presenta tutti i diritti del caso. Tutto il resto è soltanto sfruttamento. Tutto il resto si chiama illecito. 

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