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Laceno, l'ultima risalita in seggiovia il 27 maggio

La società che da oltre 40 anni con propri capitali economici ha consentito lo sviluppo dell’area ora si vede sottrarsi i beni, per scelta unilaterale del Comune

La strada scelta dal Comune di Bagnoli Irpino che ha intimato ai concessionari delle aree e degli impianti di risalita del Laceno, la Giannoni, di rendere tutto senza calcolare i danni nell’immediato per l’economia della zona è piena di interrogativi. La questione è ormai nota. Ed ora si è giunto all’irreparabile. Il 27 maggio le due seggiovie che servono la località del Laceno, meta di turisti di tutto il Sud Italia si bloccheranno. Rimarranno lì ferme, come cimeli.

 La società che da oltre 40 anni con propri capitali economici ha consentito lo sviluppo dell’area ora si vede sottrarsi i beni, per scelta unilaterale del Comune, proprietario dei suoli, ciò che è stato frutto di lavoro e investimenti così come concordato negli anni ’70 tramite una concessione.

Una storia che fa male all’Irpinia ma al turismo in generale. Il problema è stato preso sotto gamba da tutti: anche dagli stessi cittadini e dagli operatori economici che in modo silenzioso assistono all’intera vicenda senza schierarsi e nemmeno mettere in atto forme di protesta. Agli osservatori esterni, questo silenzio assordante dà l’impressione che la vicenda interessi ben poco.

Ma intanto la verità è una sola: il 27 maggio al Laceno si potrà andare ma solo per dare l’”ultimo saluto” agli impianti e deporre un lumino. Da quel momento in poi riposeranno in pace. Non c’è nessun piano d’azione a stretto giro. Non è questione di volontà ma di burocrazia e i tempi biblici delle pubbliche amministrazioni sono sotto gli occhi di tutti.

La decisione del Comune di intraprendere questa strada si basa su dichiarazione politiche del Governatore della Regione in merito a finanziamenti all’area pilota dell’Alta Irpinia non supportata da atti pubblici concreti.

A rendere la situazione ancora più grottesca la richiesta del Comune ai privati di farsi carico dei costi di manutenzione dell’impianto per poi restituire le strutture. Il primo cittadino Filippo Nigro aveva a mezzo stampa dichiarato che tali investimenti non erano necessari, per poi scrivere tutt’altro in una lettera ufficiale inviata ai concessionari. In parole povere, dopo i già tanti soldi spesi in investimenti e semmai non ancora ammortizzati, il Comune chiede l’ennesimo “sacrificio” ai Giannoni: metterci altri soldi (1 milione circa) per poi dare tutto al comune. E l’incontro programmato dall’Amministrazione Comunale per giovedì 4 maggio servirà a ben poco. Il danno al turismo irpino si è già consumato e in modo irreversibile.  

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