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Vittima della camorra, l'Irpinia ricorda Nunziante Scibelli

Fu ucciso 25 anni fa: ad aspettare una macchina scura dello stesso modello, erano due esponenti del clan Graziano

E' stata depositata, presso la lapide di Nunziante Scibelli, a Contrada Ima a Quindici, una sciarpa prodotta presso il Maglificio CentoQuindiciPassi in occasione dei 25 anni dalla sua morte.

Da quella sera del 30 ottobre del ’91, Nunziante Scibelli, 26 anni, era in auto con sua moglie, Francesca Cava, 24 anni e in attesa da sette mesi della loro primogenita, Nunzia. L’auto di Nunzio era una Giulietta Alfa Romeo blu e viaggiava, ormai a sera, verso Moschiano. Nessuno avrebbe potuto immaginare che, quella sera, una pioggia di pallottole lo avrebbe ammazzato. Ad aspettare una macchina scura dello stesso modello, erano due esponenti del clan Graziano, che proprio quel giorno avevano deciso di compiere un attentato al clan opposto, quello dei Cava. Siamo a contrada Ima, una frazione che collega i Comuni di Quindici e Lauro.

In una delle ultime curve, nello stesso momento, i Graziano videro passare due auto molto simili; cosi, nell’incertezza, spararono ad entrambe. L’auto dei Cava era blindata, ne uscì illesa. Quella di Nunzio non bastò a proteggere lui e la moglie. La moglie, gravemente ferita, riuscì a salvarsi. Nunziante morì il giorno dopo, il 31 ottobre 1991, all’ospedale Cardarelli di Napoli.
Nunzio è stata la prima vittima innocente di camorra in Irpinia. Purtroppo non l’unica. Una ferita enorme per un territorio violentato da trent’anni di faida, che ancora oggi si fa fatica a raccontare.
“Io devo ringraziare Libera, perché ha permesso al nome di mio fratello di non essere dimenticato”. Queste sono le parole di Sebastiano, il fratello di Nunzio, che lavora al Maglificio CentoQuindiciPassi. Un’impresa nata sul bene confiscato ad Adriano Graziano e oggi restituito alla collettività. Quel bene porta il nome di Nunziante e rappresenta un tentativo di riscatto non solo per i familiari, ma per l’intera collettività. Un progetto che viene fuori dal senso profondo della memoria. La stessa che, negli anni, dopo l’uccisione di Nunziante, ha determinato la nascita di un gruppo territoriale organizzato che a quelle dinamiche di ingiustizia e violenza voleva opporsi.
Oggi quella memoria, come quella di tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata, si è fatta impegno. 
 

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