Iannuzzi: "La violenza giovanile è legata alla realtà che viviamo"

Nella serata di ieri l'ennesimo episodio di violenza

Ciò che è successo al Corso di Avellino, nella serata di ieri, ha riportato alla luce, qualora ce ne fosse bisogno, il problema della violenza giovanile nel capoluogo irpino. Come abbiamo già avuto modo di descrivere, tutto è iniziato a causa della semplice richiesta di una sigaretta da parte di tre giovani nei confronti di un uomo. Al rifiuto del 40enne, i tre – due ragazze ed un ragazzo – hanno finto di allontanarsi solo per poi tornare indietro e rubargli il cellulare. La vittima del furto li ha inseguiti per recuperare lo smartphone e, qui, è scattato il linciaggio.

Sul posto sono prontamente giunti gli agenti della Sezione Volanti coordinate dal vicequestore Elio Iannuzzi della Questura di Avellino che, nel giro di pochi minuti,  hanno fermato i tre giovani, tutti di origini romena: due ragazze minorenni ed un ragazzo di 22 anni.

Proprio Elio Iannuzzi ha parlato del fenomeno del bullismo ad Avellino:

“Spesso ho ripetuto che, per me, si tratta di un fenomeno sociale legato alla realtà in cui viviamo. Il bullismo è sempre esistito ma, adesso, i numerosi mezzi di comunicazione come Facebook, Instagram ecc. non fanno altro che rendere ancora più visibile il problema. Faccio riferimento, per esempio, a ciò che è avvenuto a Contrada; dove i due contendenti si sono prima offesi su Facebook per poi darsi appuntamento in piazza. Come è finita, poi, lo sappiamo tutti”.

A Contrada, ovviamente, non si parla di una rissa ma, in questo caso, è comparsa anche un’arma.

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“Infatti è diventato tutto più grave. Appena poche settimane fa c’è stata una grave rissa a Via De Conciliis. Una rissa nata a causa di una ragazzina contesa. La motivazione più vecchia del mondo. Io penso che molti dei valori che portano avanti la nostra civiltà, siano venuti a mancare. Parlo della famiglia, della scuola. Inoltre mi spaventa il fatto che non si creda più nelle istituzioni. Perché non ci chiama nessuno quando accadono queste zuffe? Chiamare la polizia dovrebbe essere il gesto più naturale del mondo in questi casi, ma così non è. Finchè questo non cambierà, non cambieranno neanche i nostri giovani”.

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