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Genovese: "Avevo quell'arma perchè volevo difendere la mia famiglia"

Nel corso dell'interrogatorio, il figlio del boss dell'omonimo clan e detenuto in regime di 41 bis, ha tentato di giustificare il possesso dell'arma 

Tutto lascia pensare che Damiano Genovese possa essere scarcerato entro 48 ore. L'ex consigliere comunale, arrestato per possesso di arma da fuoco rubata nel corso delle indagini per scoprire gli autori dell'attentato bomba alla vettura dell'imprenditore Sergio Galluccio, nella giornata di ieri, è stato sentito nel consueto interrogatorio di garanzia, alla presenza del suo avvocato, Claudio Mauriello, presso il carcere di Bellizzi. 

"Volevo difendere la mia famiglia": con un'arma rubata...

Nel corso dell'interrogatorio, il Genovese, figlio del boss dell'omonimo clan e detenuto in regime di 41 bis, ha tentato di giustificare il possesso dell'arma dichiarando di voler proteggere la propria famiglia da eventuali furti, avvenuti di frequente nella zona di residenza del 36enne. Peccato, però, che se volessimo tralasciare la mancata denuncia della pistola, bisognerebbe chiarire come abbia fatto Damiano Genovese a entrare in possesso di un'arma risultata rubata 3 anni fa proprio ad Avellino. Da qui l'accusa di ricettazione e possesso di arma clandestina.

Persona informata dei fatti 

Appare evidente che il ruolo di Damiano Genovese rappresenti lo snodo chiave di un periodo, quello che sta vivendo il capoluogo irpino, contraddistinto da una serie impressionante di atti intimidatori. Il 36enne, quindi, potrebbe essere ascoltato anche come persona informata dei fatti.

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