Intercettazioni/ Caso De Luca, la poltrona dell'Asl diventa la panchina dell'Avellino

La vicenda si fa esplosiva: messaggi criptati utilizzando gergo calcistico. Vetrano: "Nel frattempo io quell’operazione l’ho fatta, e quindi il mio credito ormai è come quello della Germania nei confronti della Grecia"

Con il trascorrere delle ore il caso De Luca e sulle presunte pressioni esercitate per la sanità si arricchiscono di nuovi spunti. Il Fatto quotidiano pubblica delle intercettazioni a Geppino Vetrano, Guglielmo Manna e Gianfranco Brancaccio. Intorno ai tre personaggi in questione che si gioca la partita. Non è un caso l'utilizzo del termine calcistico. Infatti nelle conversazioni tra Manna e Brancaccio, il posto di direttore generale dell’Asl Avellino diventa la panchina di allenatore dell’Avellino. Così come la partita politica per le nomine della sanità campana viene paragonata a una partita di calcio dove “dobbiamo andare in goal prima”. “I due interlocutori – ricostruiscono gli inquirenti – nell’intercettazione del 20 agosto si accordano per inviare a Giuseppe Vetrano (politico avellinese, ndr) un messaggio tramite whatsapp contenente una metafora calcistica con cui chiedere quando si sarebbe proceduto alla nomina dell’allenatore dell’Avellino, alludendo verosimilmente – sottolineano gli inquirenti – alla già più volte agognata (da Manna, ndr) poltrona di dirigente generale dell’Asl avellinese”.

“Ma dell’allenatore dell’Avellino, se n’è parlato?” suggerisce di scrivere Brancaccio. “Perfetto, bravo sì!” risponde Manna. E ancora Brancaccio: “Hai novità per l’allenatore dell’Avellino?”. In un altro passaggio della conversazione è Manna a proporre a Brancaccio la metafora da usare nel seguente dialogo.

Manna: “Gli dici Geppì, guarda io ti ho scritto perché tieni conto che a settembre si gioca il secondo tempo della partita e francamente non vorremmo perdere! Oppure francamente vorremo vincere, vincere prima”.
Brancaccio: “Eh, bravo, vorremmo vincere prima!”
Manna: “Tu gli dici, caro Geppino, perché a settembre si avvicina il secondo tempo della partita”.
Brancaccio: “Dobbiamo andare in goal prima!
Manna: “E francamente vogliamo andare in goal prima! Questa volta andare in goal prima”.
Brancaccio: “Ah”.
Manna: “Gianfrà, dobbiamo essere più spietati“.

Vetrano – coordinatore per la provincia di Avellino della Lista Campania Libera a sostegno di De Luca – è considerato dalla Procura di Roma, a cui è approdato il fascicolo, un intermediario di Guglielmo Manna, marito del giudice Anna Scognamiglio, che faceva parte del collegio giudicante. Secondo l’accusa, Manna avrebbe minacciato De Luca di una sentenza sfavorevole, cosa che avrebbe fatto perdere all’esponente Pd la poltrona appena conquistata alle urne.

“Nel frattempo io quell’operazione l’ho fatta, e quindi il mio credito ormai è come quello della Germania nei confronti della Grecia”. Così l’avvocato Giuseppe Vetrano, si rivolge a un interlocutore in una telefonata che viene intercettata il 20 luglio 2015, due giorni prima che venga resa nota alle parti la sentenza del tribunale civile che congela la sospensione del presidente della Regione per gli effetti della legge Severino. Poi, su quel “credito”, precisa: “Si deve vedere come si può esigere, perché è inesigibile… comunque domani ha la notizia”.

Nell’informativa della Squadra mobile di Napoli che l’indomani, 21 luglio, “Vetrano apprendeva da Brancaccio (un altro degli indagati, ndr), che a sua volta era stato informato da Manna (il marito del giudice Scognamiglio, ndr), del deposito della sentenza sul ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, sentenza che poi verrà resa nota alle parti il giorno successivo, 22 luglio 2015. Vetrano, appresa la notizia, si affrettava a comunicarla a Carmelo Mastursi (all’epoca capo della segreteria di De Luca in Regione, ndr), inviandogli un sms”.

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