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Infermiera violentata, i sensi di colpa del marito: "Perché non ero lì?"

L'uomo ripercorre quei tragici momenti

Il marito dell'infermiera di Avellino, violentata domenica scorsa a Napoli, mentre aspettava il bus, ha raccontato in un'intervista il dramma vissuto in quei momenti, ma anche quello che stanno vivendo lui, sua moglie e la figlia. L'uomo ha raccontato a La Repubblica che la notizia gli è giunta mentre era a casa: a chiamarlo è stato proprio la moglie. Poi, la folle corsa al Cardarelli dove, dice, "Non mi rendevo conto di niente. Ma senza sapere ho cominciato a piangere perché ho visto il volto spento di mia moglie. Spento, buio. Non c’era più la sua luce di sempre, il suo bel sorriso. Era assente. C’era ma non c’era e io volevo sapere ma non volevo sentire".

Attimi drammatici che sono proseguiti a casa, quando la donna gli ha raccontato tutto nei minimi particolari: "Lei a casa mi ha raccontato tutto quello che le era accaduto, nei dettagli. Ero terrorizzato mentre la ascoltavo. Mi sono scosso quando mi ha detto che per liberarsi si era aggrappata al cassonetto dei rifiuti. Mia moglie aggrappata a un cassonetto dei rifiuti senza difesa… da quel momento è cominciato il mio vero incubo".

Senso di colpa e "mille" domande

L'uomo, un medico fisiatra, dice di essere divorato dal "senso di colpa, dalla frustazione, dal senso di impotenza... Come uomo, come marito e come medico". Un senso di colpa che nasce dal fatto di non essere andato a prendere la moglie, come generalmente accadeva quando questa svolgeva turni pomeridiani o serali. "Quarantacinque minuti, il tempo della violenza subita da mia moglie con quell’uomo che le stava addosso sulla schiena e cercava di strapparle i vestiti di dosso con il braccio stretto al collo rischiando di soffocarla. Quarantacinque minuti"

"Cosa stavo facendo io in quei quarantacinque minuti? Stavo seduto sul divano in quei quarantacinque minuti? La donna della mia vita stava lottando con le unghie e con i denti per salvarsi in quei quarantacinque minuti ed io, io perché non ero lì? Perché qualcuno dal cielo non mi ha detto di andare a prenderla senza pensare ai divieti, di andare e basta? E mi chiedo anche: perché nessuno stava guardando quelle telecamere in quei quarantacinque minuti? Perché nessuno ha protetto mia moglie al posto mio? Allora le telecamere in diretta nelle centrali operative delle forze dell’ordine sono soltanto roba da polizieschi americani? Nessuno le osserva quelle telecamere?"

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