rotate-mobile
Cronaca

Indebita compensazione di oltre 250mila euro: assolto dal Tribunale di Avellino

In data odierna, il Tribunale di Avellino ha assolto un imputato 45enne difeso dall’avvocato Giuseppe Di Gaeta

In data odierna, il Tribunale di Avellino ha assolto un imputato 45enne difeso dall’avvocato Giuseppe Di Gaeta poiché, con più azioni e omissioni poste in essere in tempi diversi, nella qualità di legale rappresentante pro-tempore di un’agenzia immobiliare, aveva utilizzato in compensazione crediti non spettanti o inesistenti, per l'importo complessivo di:
- € 81.804,84 in relazione all'anno 2015, per asserito credito IVA invero inesistente;
- € 170.643,92, in relazione all'anno 2016, per assenti crediti IVA ed IRES invero inesistenti. 
In sede di controesame, veniva precisato che la violazione era stata commessa dal soggetto che aveva presentato la dichiarazione: poiché la stessa veniva sottoscritta dal legale rappresentante. Quest'ultimo ne era responsabile e, all'epoca dei fatti, il legale rappresentante era il 45enne. Dall'atto di recupero, invece, emerge che la suddetta società immobiliare aveva presentato il Modello Unico SC/2017 anno d'imposta 2016 indicando un debito d'imposta pari ad euro 5.238.00, il modello IRAP 2017 anno d'imposta 2016 con un'imposta a debito pari ad euro 3.854,00 e la dichiarazione IVA per il medesimo anno, esponendo un credito pari ad euro 62.320,00. 

Relativamente alla dichiarazione IVA, a seguito di accertamento, il predetto credito veniva disconosciuto, anzi si accertava un debito d'imposta pari ad euro 60.655,00. Dai dati rilevabili in anagrafe tributaria - applicativo "versamenti effettuati con F24" - risultava che la società nel corso del 2017 aveva utilizzato in compensazione parte del un credito IVA del 2015 per complessivi 29.108,00 euro: detto credito risultava inesistente e inoltre era stato utilizzato in compensazione col medesimo codice un credito IVA del 2016 di euro 23.079,00, anch'esso inesistente; nel corso del 2017 era stato utilizzato in compensazione con codice 2003 un credito IRES insistente per complessivi euro 105.236,58; infine, nello stesso anno, risultava effettuata compensazione per complessivi euro 13.219,84 con "eccedenze di versamenti di ritenute da lavoratori dipendenti" e recupero da parte del sostituto "imposta somme erogate" entrambe riferite all'anno 2017. Anche tale credito era inesistente, in quanto la società nell'anno 2017 aveva omesso la presentazione del Modello 770. 

Nel corso dell'esame, l'imputato ha dichiarato che il commercialista era addetto alla redazione e trasmissione delle dichiarazioni e delle attività contabili. Nel caso di specie sussiste anche tale requisito, posto che, valutando il fatto concreto - così come descritto nel capo d'imputazione - emerge che tenuto conto del pagamento del debito e dell'attivazione dell'imputato alla risoluzione delle questioni contabili - le modalità della condotta non appaiono particolarmente riprovevoli e l'elemento psicologico, alla luce delle stesse, appare di limitata intensità. 

Per questi motivi, la Corte ha chiarito che, ai fini della valutazione del presupposto indicato, il giudice può fare riferimento non solo alle condanne irrevocabili ed agli illeciti sottoposti alla sua cognizione - nel caso in cui il procedimento riguardi distinti reati della stessa indole, anche se tenui - ma anche ai reati in precedenza ritenuti non punibili. Quindi, in data odierna, il Tribunale ha emesso sentenza di assoluzione per l’imputato, perché lo stesso non è punibile a causa della particolare tenuità del fatto.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Indebita compensazione di oltre 250mila euro: assolto dal Tribunale di Avellino

AvellinoToday è in caricamento