Morì nel bus in Spagna, la vita di Valentina valutata 50mila euro dall'assicurazione

Per l'assicurazione le vittime non indossavano la cintura di sicurezza. Un'altra ferita per i genitori delle giovani. Chiusa nel suo infinito dolore, la famiglia Gallo preferisce non commentare

Valentina Gallo, originaria di Vallata, perse la vita nel terribile incidente di Tarragona, in Spagna, avvenuto il 20 marzo scorso. L’assicurazione spagnola ha valutato la vita di ciascuna ragazza 70mila euro. Anzi, ancora meno. Perché la cifra è stata decurtata del 25 per cento in quanto, sosterrebbe l’assicurazione, le vittime non indossavano la cintura di sicurezza. Un’altra ferita per i genitori delle giovani. Chiusa nel suo infinito dolore, la famiglia Gallo preferisce non commentare. Nessuna somma potrà restituire loro Valentina. "Un’altra coltellata al cuore". Certo, nessuna cifra restituirà loro l’amore e la spensieratezza della figlia. Giovani nel fiore degli anni che stavano vivendo il loro sogno dell’Erasmus a Barcellona.

Ma la battaglia legale andrà avanti. I familiari delle vittime non ci stanno e promettono battaglia legale e il 22 luglio fonderanno l'associazione «Genitori generazione Erasmus-Uniti perché non accada mai più», una onlus che già nel suo nome detta lo scopo associativo.

Gli avvocati dei giovani morti in quel terribile incidente si stanno già incontrando per far valere le ragioni: "Faremo di tutto per ottenere un risarcimento che sia in linea coi parametri italiani, ovviamente senza trascurare il processo penale in Spagna affinché venga accertata la responsabilità. L’offerta da parte dell’assicurazione è stata, a livello morale, un ulteriore motivo di sofferenza per i familiari. Trattandosi di cinture che coprono solo il ventre, a nostro giudizio anche se le avessero indossate non avrebbero potuto salvarsi. Dimostreremo che le lesioni sono state tali che, pur con le cinture di sicurezza, nulla sarebbe cambiato per le povere studentesse", sottolinea il legale. "Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica affinché si possa fare un processo civile con le nostre regole. Non molleremo finché non avremo vinto la nostra battaglia", continua, aggiungendo che "ad oggi gli atti provenienti dalla Spagna non sono ancora pronti, perché le indagini preliminare non sono concluse".

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