Inchiesta su De Luca, per Vetrano parla il legale De Maio: "Vicenda inverosimile"

Dalle prime risultanze all'avvocato avellinese gli viene contestato un ruolo di trait d’union tra Guglielmo Manna,  marito del magistrato e la parte politica, il collaboratore Nello Mastursi.  Da approfondire poi se lo stesso Vetrano fosse a conoscenza dell’argomento da trattare tra le parti

L’avvocato irpino Giuseppe Vetrano, coinvolto nell’inchiesta sugli intrecci sanità, giustizia, politica è sereno. Ma preferisce non rilasciare commenti in merito alla vicenda. Come consuetudine va a lavoro nel suo studio al centro di Avellino e incontra gente. Ritrovarsi tra i sette indagati con l’ipotesi di reato di concorso in induzione indebita a promettere utilità l’ha segnato. Vetrano, ex vice sindaco ai tempi di Di Nunno viene descritto come un “avvocato amministrativista preciso e puntiglioso”.

Oggi si ritrova in questa bufera giudiziaria. Il suo stretto collegamento con Enzo De Luca, il governatore della Campania è dovuto per l’essere stato il promotore prima alle Primarie, poi all’elezioni di sostenere l’ex sindaco di Salerno. Saranno le indagini della Procura romana a fare luce sul ruolo svolto dall’avellinese.

Dalle prime risultanze gli viene contestato un ruolo di trait d’union tra Guglielmo Manna,  marito del magistrato e la parte politica, il collaboratore Nello Mastursi.  Da approfondire poi se lo stesso Vetrano fosse a conoscenza dell’argomento da trattare tra le parti. Il suo ufficio, la sua abitazione, la sua auto, il suo telefonino, il suo computer sono stati passati a setaccio in quel fatidico 19 ottobre. Gli inquirenti cercano elementi utili all’inchiesta in modo da avere un quadro ben preciso.

Di tutta questa storia, Vetrano non è accusato per un tornaconto personale ma solo di essere un intermediario e il suo legale Benny De Maio annuncia: “di fronte all’ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti risulta del tutto estraneo, apparendo del tutto inverosimile che possa aver fatto da tramite nel formulare minaccia al governatore”.

Nuove e piccanti rivelazioni sulle carte dell’inchiesta mettono in cattiva luce la magistratura.

"Abbiamo finito, è fatta". E' il 17 luglio. Il giudice Anna Scognamiglio, relatrice della sentenza nei confronti di Vincenzo De Luca, chiama il marito, Guglielmo Manna. La telefonata è intercettata. Pochi istanti dopo lo stesso Manna invia un sms: "E' andata come previsto". Partono da qui i sospetti degli inquirenti sull'esistenza di un accordo.

Non ne uscirebbe bene se tutto fosse appurato la figura del giudice Anna Scognamiglio che proprio ieri aveva fatto dichiarazioni di tutt’altro genere.

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Secondo quanto riportano il Corriere della Sera e La Stampa, passano un paio di settimane e, il 2 agosto, prende forma il presunto scambio di favori. Dal telefono di Manna, dirigente dell'ospedale pediatrico Santobono, intercettato nell'ambito di un'inchiesta dell'Antimafia su clan e appalti nella Sanità, parte una nuova chiamata. Destinatario è la moglie: "Sono stato chiamato in Regione". Lei replica: "Se dovesse essere quello, ti metti in ferie e parti. Speriamo bene". 

Il giorno successivo una nuova conversazione: "Dovrebbe essere Na1, gira voce. Non ho chiesto Napoli ma Caserta, Avellino o Benevento. Sono stato segnato su una specie di bloc notes". 

Essendo coinvolto un giudice del tribunale, la Procura di Napoli passa le carte ai colleghi di Roma. Che il 19 ottobre dispongono leperquisizioni verso tutti gli indagati a eccezione di De Luca, che si dice "parte lesa". 

De Luca era a conoscenza di essere stato iscritto nel registro degli indagati? Non è chiaro. Di certo c'è che il 28 ottobre, nove giorni dopo le perquisizioni che hanno riguardato anche il suo storico braccio destro Nello Mastursi, dimessosi pochi giorni fa dalla segreteria del governatore, l'ex sindaco di Salerno chiede alla Procura di essere ascoltato. 

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