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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca

Inchiesta clan Sangermano, Vitale risponde al Gip e respinge le accuse

Continua l'inchiesta relativa all'attività criminale del clan in Irpinia

Continua l'inchiesta relativa all'attività criminale del clan Sangermano in Irpinia. Nella giornata di oggi ha risposto a tutte le domande del gip Fabrizio Finamore, l’indagato Luigi Vitale (detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino) respingendo le accuse formulate dagli inquirenti nei suoi confronti. Luigi Vitale detto O’Stak, affiancato dal suo avvocato Gaetano Aufiero ha tentato di chiarire la sua posizione nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

Gli arresti della Dia che hanno decapitato il clan 

Nell’ambito di un’indagine coordinata della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i Carabinieri di Castello di Cisterna e personale della Direzione Investigativa Antimafia hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli, a carico di 25 soggetti, ritenuti appartenenti al Clan “Sangermano” con operatività nell’agro nolano, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza, usura, autoriciclaggio e porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, quest’ultimi reati aggravati dalle finalità e modalità mafiose.

L’attività investigativa, svolta dal 2016 al 2019, ha consentito di evidenziare l’operatività del sodalizio criminale, con base a San Paolo Bel Sito (NA) e con interessi in gran parte nell’agro nolano ed in una parte della provincia di Avellino, tendente ad affermare il proprio controllo egemonico sul territorio di interesse, anche con la disponibilità di una importante quantità di armi comuni da sparo.

Le indagini hanno fatto emergere un'ampia attività estorsiva attraverso l’imposizione di articoli caseari a numerosi esercizi commerciali della zona, nonché l’induzione degli imprenditori all’acquisto di provviste per l’edilizia da una sola rivendita di riferimento. Intensa anche attraverso l’attività di riciclaggio, l’illecito esercizio della professione creditizia e la concorrenza illecita esercitata grazie ad atti intimidatori.

A dimostrazione della pressante presenza del clan sul territorio, nel corso della processione della patrona del paese, l’effigie della Santa era stata fatta “inchinare” innanzi l’abitazione del capo clan. Nel corso delle attività, i carabinieri hanno dato esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo, per un valore di circa 30 milioni di euro, su immobili (terreni e fabbricati), società, autovetture e rapporti finanziari.

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