Cronaca

Inchiesta Alto Calore: revocata la misura cautelare per Michelangelo Ciarcia

La difesa di Ciarcia, rappresentata dall'avvocato Nello Pizza, infatti, ha sempre affermato di non poter sapere con certezza se i dipendenti partecipassero effettivamente o meno a ai presunti corsi fantasma

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino, Giulio Argenio, ha accettato la richiesta di revoca della sospensione da un incarico pubblico nei confronti dell'ex amministratore di Alto Calore Spa, Michelangelo Ciarcia. La richiesta è stata presentata dai suoi avvocati difensori, Claudio Botti e Nello Pizza. La difesa di Ciarcia, infatti, ha sempre affermato di non poter sapere con certezza se i dipendenti partecipassero effettivamente o meno a ai presunti corsi fantasma. Le aziende incaricate di condurre i corsi erano responsabili di certificare la presenza dei dipendenti. Non era necessario il suo coinvolgimento diretto: i report, che attestavano la presenza dei dipendenti, venivano inviati alle ditte, che indicavano se fossero stati presenti o meno. Inoltre, la selezione dei dipendenti che dovevano partecipare non era compito del Presidente, ma dei responsabili di ciascun ufficio, che designavano chi doveva partecipare e chi no. Alcuni corsi erano svolti online, mentre altri in aula magna. Secondo la difesa, dunque, era difficile per il Presidente dell'Alto Calore essere a conoscenza diretta di chi effettivamente partecipasse ai corsi.

La Procura, invece, ritiene che egli sapesse dell'assenza dei dipendenti, ma Ciarcia sostiene di non essere a conoscenza di questo fatto e che non era tenuto a esercitare un controllo diretto. Accolto, dunque, il ricorso contro la misura adottata. L'inchiesta ha preso il via nel febbraio 2023 con il primo blitz della Guardia di Finanza e gli interrogatori dei dipendenti condotti dai pubblici ministeri Luigi Iglio e Vincenzo Toscano presso la sede di Corso Europa. Successivamente, negli uffici del palazzo di giustizia, sono stati ascoltati altri dipendenti, portando all'iscrizione di 14 persone nel registro degli indagati, tutti accusati di reati tributari.

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