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Imprenditore accusato di estorsione con metodo mafioso, la pena è mite

La condanna è stata di anni tre e mesi quattro di reclusione, corrispondente alla metà della pena richiesta dalla accusa

Si è concluso il processo a carico di un commerciante di autoveicoli, Antonio Pisaniello di San Martino Valle Caudina. La sentenza è avvenuta presso il Tribunale di Avellino. La direzione distrettuale antimafia accusò l’uomo di estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un altro commerciante di auto residente a Maddaloni (Caserta).

L’imputato avrebbe acquistato delle auto dal collega mediante assegni insoluti e, nel momento in cui il creditore si è presentato presso la sua abitazione per ottenere la restituzione delle vetture o il controvalore in denaro, è stato pesantemente minacciato. Pisaniello, nel caso, fece anche riferimento a forti rapporti con esponenti del clan Pagnozzi.

Il Tribunale ha accolto le argomentazioni giuridiche formulate dall’avv. Dario Vannetiello del Foro di Napoli, ridimensionando l’ipotesi accusatoria che voleva una condanna a sette anni di reclusione. Esclusa, inoltre, l’aggravante mafiosa. La condanna, quindi, è stata di anni tre e mesi quattro di reclusione, corrispondente alla metà della pena richiesta dalla accusa.

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