Laceno, Ghezzi: " Impianti di risalita sono il cardine dell'economia turistica"

La presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Funiviari bacchetta le Istituzioni e ricorda: "ogni euro di fatturato delle nostre società' ne genera da cinque a sette nell'indotto, con effetti analoghi anche sull'occupazione: per ogni addetto degli impianti ve ne sono cinque nella filiera"

Con l'arrivo della prima neve tutti attendono l'apertura delle piste da sci del Laceno, unica località turistica invernale della Campania. Il ciclone F3 ha imbiancato l'intero altopiano ma non ha garantito a sufficienza il manto nevoso. Sulla vetta Raiamagra sono caduti circa 25 centimetri di neve. Pochini per aprire le piste ma comunque utili per trascorrere semmai nel weekend una gita fuori porta in un paesaggio che si presenta tipicamente invernale. Gli impianti di risalita saranno aperti regolarmente per i pedoni.

Salire sul Raiamagra per fare cosa? Sedersi a tavola nei rifugi e prelibare i prodotti tipici locali biologici che hanno un sapore più naturale, quindi sono anche più appaganti e più sazianti per il palato; sono più controllati dal punto di vista della coltivazione e dell'allevamento e non contengono sostanze d'origine chimica. 

Mettendo da parte questo lato culinario, di notizie in merito all'ammodernamento della stazione sciistica neanche l'ombra. Anche per questo inverno si salirà sulle seggiovie datate anni 70, revisionate e messe in sicurezza come per legge.

Sulla necessità degli investimenti in questo settore strategico per la montagna abbiamo raccolto il parere di Valeria Ghezzi, presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Funiviari che rappresenta l'80% degli operatori del settore: "per stare al passo con i tempi è necessario potenziare e rinnovare gli impianti di risalita. D'altro canto, gli impianti di risalita sono il cardine dell'economia turistica della montagna italiana, anche se non sempre le istituzioni se lo ricordano. Stando alle statistiche europee, infatti, ogni euro di fatturato delle nostre societa' ne genera da cinque a sette nell'indotto, con effetti analoghi anche sull'occupazione: per ogni addetto degli impianti ve ne sono cinque nella filiera".

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