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Genovese, per quella pistola chiesto il processo: ipotizzata l'aggravante mafiosa

La difesa impugna l'ordinanza del Nuovo Clan Partenio per smontare l'accusa

Chiesto il rinvio a giudizio per Damiano Genovese. Ad avanzare la richiesta il Pm della DDA di Napoli, Anna Frasca, che ha formulato l'accusa di ricettazione e detenzione abusiva di armi da fuoco e munizioni. Questa mattina, davanti al Gip, si è giocata una partita ancor più importante, forse: quella sull'aggravante mafiosa, sulla quale il giudice ha preso tempo. I reati ipotizzati a carico dell'ex consigliere della Lega, infatti, avrebbero favorito il Nuovo Clan Partenio: smantellato con 23 arresti lo scorso settembre.

Per la difesa nessuna aggravante

Contrariata la difesa che davanti al Gip ha anche impugnato la "maxi" ordinanza cautelare, convinti che nelle oltre ottocento pagine sia dimostrata la totale estraneità del loro assistito (poi vittima di un'azione intimidatoria) rispetto all'organizzazione criminale. Sull'aggravante mafiosa, per la difesa, qualcosa sembra non tornare. Infatti, stando agli atti del Riesame sull'inchiesta Clan Partenio, l'attentato a Genovese sarebbe stato un segnale dello stesso clan. Un punto, questo, sul quale la difesa sembra puntare tanto.

Una pistola per difendere la famiglia

Il possesso della pistola (che non avrebbe mai sparato), ricordiamo, era stato descritto dallo stesso Genovese che, interrogato sui colpi d'arma da fuoco esplosi verso una delle sue auto, aveva confessato tutto ai Carabinieri. Una pistola acquistata non si sa da chi, ma che serviva, a detta di Genovese, alla difesa della famiglia.

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