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Gabrielli: "Chi è furbo è piu' figo degli altri, colpa del substrato culturale"

Il Capo della polizia è giunto in Irpinia in elicottero per partecipare all'iniziativa "Solidarietà conDivisa"

 Il Capo della polizia, prefetto Franco Gabrielli, è giunto in Irpinia in elicottero per partecipare all’iniziativa “Solidarietà conDivisa”, promossa dall’Associazione Donatorinati – Polizia di Stato della Campania, presso l’Ospedale Moscati. Al centro dei lavori del Convegno anche una testimonianza diretta, quella di Desireè De Marco: per la prima volta, la giovane fanciulla, dalla quale prende il nome il Progetto Desireè, punta di diamante per l’Associazione Donatorinati della Campania, ha raccontato la sua lotta vincente contro la leucemia e la sua attuale esperienza come volontaria della stessa Associazione.

“Sono contenta di vedere tanti volti che mi sono stati vicini nel mio periodo difficile. La mia storia è cominciata nel 2006 quando mi venne diagnosticata la LMA (Leucemia mieloide acuta, ndr). In pratica il midollo non è più in grado di produrre cellule sane. Sono stata ricoverata presso il centro di Ematologia per un ciclo di chemioterapia che è durata un mese. Dopo una pausa ne ho cominciato un altro, durato un altro mese. E’ lì che si è cominciato a parlare di trapianto. Sono stata costretta a vivere in una camera sterile del centro trapianti dell’Ospedale di Pescara. Il midollo mi è stato donato da mia sorella che ha dimostrato di essere molto di più di una sorella. Sono stata ricoverata tre mesi, da giugno a settembre nel periodo in cui l’Italia vinceva la Coppa del Mondo. Il trapianto è andato bene, ho cominciato una terapia farmacologica, controlli continui per un lungo periodo. E’ facile smettere le terapie è difficile tornare alla vita di tutti i giorni. L’isolamento per un paziente di leucemia significa vivere in una camera con tre pareti e un vetro. Si vive una bolla di sapone, il paziente è nella bolla, non può uscire senza romperla. Tutto quello che si vede è sfocato, i suoni non sono chiari, si vive in un limbo. La mia scuola mia ha dato la possibilità di non perdere l’anno scolastico” ha detto Desireè De Marco. Claudio Saltari, presidente nazionale di “Donatorinati”, Associazione Donatori Volontari - Polizia di Stato ha aggiunto: ”Ringrazio Desirèe che si è messa a disposizione in maniera totale. I nostri numeri, che sono certo faremo crescere, sono questi: 10 mila iscritti, oltre 3000 sacche di sangue e oltre 100 assistenze all’anno”.

Rizieri Annunziata, vero animatore della sezione campana dell’Associazione spiega: “Con gli studenti abbiamo avvitato progetti che danno i loro frutti. Ci proponiamo di fare molto di più perché il nostro credo è sempre quello di migliorarsi. Il “Progetto Desirèe” nasce quando incontrammo questa ragazza, allora 15enne, che studiava e si vide strappata dalla sua vita per essere chiusa in ospedale. La ricordo quando cercava di studiare nella sua stanza di ospedale per provare a non perdere l’anno scolastico. E’ lì che è nato il nostro progetto, lei è parte attiva del nostro lavoro, è il nostro fiore all’occhiello, la nostra punta di diamante”

"Credo che questi temi non debbano e non possano avere latitudini. Quella della donazione del sangue è una questione che riguarda tutte le comunità. Perciò tutto ciò che promuove, in particolare la donazione del sangue ma anche del midollo e di quanto alleviare la condizione di persone soffrono o che vedono a quel gesto subordinata la vita stessa, deve essere sostenuto e sponsorizzato” ha annunciato Franco Gabrielli.

Ma per il Capo della Polizia ci sono state anche altre domande a margine del convegno. “La provincia di Avellino non è tra i territori più insicuri del Paese. L'esperienza del poliziotto di quartiere ha dimostrato come non possa essere esportabile in qualunque situazione. Ci sono posti dove continua a essere una modalita' praticata e altre realta' dove l'esperienza ci ha insegnato che non e' l'approccio piu' corretto. Ogni situazione dovrebbe essere modulata secondo le esigenze del territorio. Le questioni non vanno sottovalutate ma nemmeno amplificate”.

Gabrielli probabilmente si riferisce al caso Luca Abete che ha tenuto banco: “Un grande fotografo diceva che nemmeno la fotografia è obiettiva perché dipende dall’angolazione da cui si riprendono determinate immagini si può dare una rappresentazione diversa della realtà. La prepotenza, talora, non è soltanto da parte di chi pone in essere comportamenti censurabili ma anche lo strapotere del mezzo mediatico e della sua capacità di rendere virali certe cose si traduce in una forma di prepotenza. Noi facciamo il nostro buon esame di coscienza ma mi piacerebbe che lo stesso facessero anche altri. Aggiungo poi che nel nostro Paese questi problemi rispetto ai tanti che esistono, sembrano sempre essere il problema. Io che ho la ventura di vedere la mia scrivania affollata di questioni molto serie ogni giorno, queste cose assicuro che sono nella parte bassa del tabellone”.

In chiusura il caso furbetti del cartellino, anche le amministrazioni pubbliche dell’Irpinia sono rimaste coinvolte: “La repressione dell'assenteismo ha una sua valenza ma questi comportamenti sono alimentati da un substrato culturale che ci porta a considerare che chi e' furbo e' piu' figo degli altri. Adesso c'e' il clamore - prosegue il prefetto Gabrielli - ma invito a fare una verifica tra due o tre anni, quando quelle situazioni saranno dimenticate. Chi pone in essere quelle situazioni dovrebbe essere messo invece ai margini. Noi rappresentiamo il pronto soccorso e invece in questi casi bisognerebbe fare della medicina preventiva".

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