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L'avvocatessa che si spacciava per la sorella di Cantone torna in carcere

A notificarle l’ordinanza, sono stati gli uomini della guardia di finanza di Giugliano

Dovrà tornare in carcere Maria Virginia Cantone, l'avvocatessa 53enne di Cervinara che si spacciava per la sorella del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, e già arrestata lo scorso 15 marzo. A notificarle l’ordinanza, sono stati gli uomini della guardia di finanza di Giugliano che hanno avviato le indagini in seguito a denunce presentate da persone che sarebbero state truffate dalla donna. 

Raffaele Cantone aveva querelato la donna 

Ovviamente, anche lo stesso Raffaele Cantone aveva querelato la truffatrice irpina. La 53enne era stata tratta in arresto, per poi vedersi annullare l’ordinanza di custodia cautelare dal Tribunale del Riesame di Bari lo scorso aprile.

La vicenda è ben nota

L'arresto è stato eseguito dai Carabinieri della Compagnia di Foggia, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, che hanno arrestato in flagranza di reato per truffa aggravata continuata l'avvocato CANTONE Maria Virginia, cl. '65, di Cervinara (AV), denunciando a piede libero per il concorso nella commissione del reato altre due persone, G.C., un 58enne disoccupato dello stesso centro irpino, e F.R., una pensionata 70enne di Cautano (BN).

L'avvocato CANTONE è stata fermata subito dopo aver ricevuto una busta contenente del denaro contante da due delle cinque sue vittime foggiane.

La coppia, nel marzo dello scorso anno, era stata avvicinata dalla CANTONE presso un cantiere edile in provincia di Campobasso, dove erano in costruzione alcune abitazioni, una delle quali era stata da loro acquistata. Il legale, nella circostanza, aveva fraudolentemente fatto credere loro che la società che era impegnata nei lavori e che aveva venduto l'appartamento fosse sull'orlo del fallimento e che loro, quindi, stessero per rimanere senza nulla in mano. A quel punto, dopo l'amaro il dolce: lei stessa si era offerta per tutelarli nei loro interessi contro la ditta, assicurando che il fatto di essere la sorella del Dott. Raffaele CANTONE, Magistrato noto per il suo impegno contro la camorra e per essere il Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, le riservava normalmente un trattamento di riguardo in tutti i Tribunali d'Italia. 

Era così iniziato un rapporto basato sulla fiducia e la gratitudine per aver evitato una truffa, proseguito poi con uno scambio reciproco di atti di Tribunale e denaro per proseguire la causa. Le vittime però, non "addette ai lavori", non si erano mai rese conto che i documenti ricevuti ad un occhio esperto sarebbero subito apparsi palesemente falsi, né avevano trovato "strano" che il loro legale volesse essere compensata con denaro contante, e senza nemmeno rilasciare alcuna ricevuta di pagamento.

Al contrario, la coppia, sempre convinta di essere "in buone mani", aveva esteso il rapporto con la CANTONE a vera e sincera amicizia, senza accorgersi che questa, frequentandoli, era entrata in contatto con altri loro amici, riuscendo a raggirare anch'essi, persuadendoli fraudolentemente di necessitare di un'abile tutela legale. Addirittura, l'avvocato/truffatrice era riuscita a convincere una coppia dell’inadeguatezza di un risarcimento ottenuto a seguito di un’accertata negligenza di alcuni medici che aveva provocato una disabilità al figlio durante il parto, facendosi affidare un apposito mandato per rivederne l'ammontare. Nella trappola diabolica era caduta anche un'anziana parente di questi ultimi.

A tutti l'avvocato CANTONE ha, nel tempo, fornito false sentenze che li vedevano destinatari di rimborsi, risarcimenti, diritti reali e quant'altro, che le sono state, da tutti, corrisposte con denaro contante o sotto forma di assegno, come parcella, piuttosto che come rimborsi di spese legali e di altra natura, o per la prosecuzione delle cause così brillantemente avviate. Sempre, però, senza il rilascio di alcuna ricevuta.

Il tutto è proseguito fino a quando i coniugi per primi caduti nella rete, insospettiti dal fatto che a tante rassicurazioni e vittorie non corrispondesse la possibilità di incassare alcunché, hanno digitato il nome della loro "salvatrice" in internet, scoprendo amaramente di essere stati raggirati.

Della denuncia, presentata presso il Comando dei Carabinieri della Stazione Principale, è stato immediatamente informato il Pubblico Ministero della Procura di Foggia, che ha colto immediatamente la gravità della vicenda e, assieme ai Carabinieri, ha immediatamente disposto una serie di accertamenti, approfondimenti e verifiche anche bancarie che hanno permesso di inchiodare l'avvocato CANTONE alle proprie responsabilità.

L'ingordigia del legale ha poi fatto il resto, velocizzando i tempi tanto da rendere superflua una richiesta cautelare al G.I.P. del Tribunale. La CANTONE, infatti, aveva nuovamente contattato la coppia, pretendendo con un pretesto il versamento in contanti di ben 14.000 euro, preparandosi da sola, di fatto, la trappola.

Procura e Carabinieri hanno infatti studiato la strategia da adottare e concordato di coglierla nella flagranza del reato, ovviamente con la collaborazione delle vittime.

L'avvocato, giunta in auto davanti alla casa delle sue vittime in compagnia dei due complici, dopo aver letteralmente perlustrato le vicinanze per scongiurare brutte sorprese, è salita da loro, mentre i due accompagnatori si sono piazzati all'esterno per dare l'allarme in caso di visite sgradite. Ridiscesa in strada, la CANTONE e i suoi complici sono quindi stati raggiunti dai Carabinieri che, abilmente confusisi tra le persone di passaggio, avevano potuto seguire tutta la scena senza essere visti.

Per risultare ancora più credibile la storia, in alcuni casi, le vittime sono state contattate sull’utenza cellulare da un uomo che si è presentato come dott. Raffaele CANTONE.

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