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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cronaca Pratola Serra

Elezioni a Pratola Serra, ricusata la candidatura di un membro della lista "Terra Nuova"

Si tratta della lista che candida a sindaco Tonino Aufiero

Elezioni a Pratola Serra, ricusata la candidatura di un membro della lista "Terra Nuova", si tratta della lista che candida a sindaco Tonino Aufiero. Il candidato in questione è Massimo D'Amore. Il candidato a sindaco Antonio Aufiero su Facebook ha espresso solidarietà al candidato: “Comunico a tutti i cittadini di Pratola Serra che è stato escluso dalla lista il candidato D’Amore Massimo. Avverso tale esclusione sono in corso verifiche e approfondito accertamento. Nell’interesse principale di Massimo e nell’interesse della lista - dal Casellario Giudiziale - non si evince alcun reato. Tanto è dovuto per dovere di trasparenza e d'informazione”.

Adesso, la lista TERRA NUOVA è composta dai seguenti candidati: 

CANDIDATO SINDACO
AUFIERO ANTONIO detto TONINO
1) BASILE MARGHERITA
2) CAPONE ANGELO
3) CAPONE LIVIA
4) COCCIA GERARDINA
5)DE CICCO ROSSELLA
6) FABRIZIO GRAZIANO
7) GALDO ARMANDO
8) GALDO BIANCA
9) GALDO ELIO detto NINO
10) MELILLO GIOVANNI detto GIANNETTO
11) SANTAMARIA ALBERTO

Il consiglio comunale di Pratola Serra fu sciolto per infiltrazioni camorristiche

Nel gennaio scorso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) aveva ritenuto legittimo e pertinente lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ritenendo gli elementi raccolti dal Ministero dotati dei presupposti di concretezza, univocità e rilevanza richiesti dall’art. 143 del d.lgs. n.267/2000 ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale. I giudici conclusero che «…il provvedimento di scioglimento in esame deve ritenersi pienamente legittimo, nel rispetto dei principi affermati dalla giurisprudenza in materia e sopra richiamati, essendo stata correttamente evidenziata la presenza di contatti ripetuti e collegati alle scelte gestorie dell’amministrazione comunale degli organi di vertice politico-amministrativo con soggetti appartenenti alla criminalità locale, e la completa inadeguatezza dello stesso vertice politico-amministrativo a svolgere i propri compiti di vigilanza e di verifica nei confronti della burocrazia e dei gestori di pubblici servizi del Comune, che impongono l’esigenza di intervenire ed apprestare tutte le misure e le risorse necessarie per una effettiva e sostanziale cura e difesa dell’interesse pubblico dalla compromissione derivante da ingerenze estranee riconducibili all’influenza ed all’ascendente esercitati da gruppi di criminalità organizzata (Cons. Stato, Sez. III, 6.3.12, n. 1266)». Secondo il Tar del Lazio «risulta esaustivamente argomentata, e ampiamente supportata dagli elementi emersi nel corso del procedimento, la valutazione della permeabilità dell’attività dell’ente rispetto a possibili ingerenze e pressioni da parte della criminalità organizzata specificamente individuata, senza che emerga alcun vizio logico o incongruità di tale valutazione, come, peraltro, accertato anche nel parallelo giudizio di incandidabilità innanzi al Tribunale di Avellino, conclusosi con l’ordinanza n. -OMISSIS-, prodotta dall’Amministrazione». Quindi, «tutti questi elementi, considerati nel loro insieme e inseriti nello sfondo di riferimento, devono ritenersi pienamente integranti i presupposti di concretezza, univocità e rilevanza richiesti dall’art. 143 del d.lgs. n. 267/2000 ai fini dello scioglimento del Consiglio comunale, allo scopo di evitare anche solo il rischio di infiltrazione da parte della malavita organizzata già presente sul territorio (…) In conclusione il ricorso deve essere respinto».

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