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Tifoso irpino vìola il Daspo: Cassazione lo assolve perchè la squadra è fallita

il Daspo è collegato non soltanto ai colori della squadra, ma anche all'assetto societario

Per quattro anni un tifoso dell'Avellino è restato lontano dallo stadio per un Daspo inflitto. Per la Cassazione, quel provvedimento andava azzerato. Il motivo è da ricercare secondo i giudici della Cassazione nel fatto che il Daspo riguardava le partite di una specifica società sportiva (Avellino calcio 12), che era fallita, radiata e sostituita da una nuova realtà (Unione sportiva Avellino Spa). La notizia la riporta l'autorevole quotidiano economico il Sole24ore a firma di Gian Lorenzo Saporito. Con il fallimento, infatti, è mutato l'assetto societario con ripercussioni sul piano sportivo. Secondo la Cassazione, il Daspo è collegato non soltanto ai colori della squadra, ma anche all'assetto societario, con conseguenze sulla tifoserie. Anche se si ricostituisce, all'interno della comunità locale, un'altra società sportiva, si tratta in ogni caso di una nuova società, autonoma dalla precedente compagine.

Nell'ottica dei tifosi, secondo la Cassazione, a ogni cambio della dirigenza e della struttura sociale vanno rivisti i presupposti dei precedenti Daspo, perché la nuova società può avere diversi scopi sportivi e commerciali. I giudici, infatti, osservano che i vari indirizzi sportivi e commerciali delle società sportive sono a loro volta condizionati dal grado di ambizione sportiva di chi governa la società, con ampie ricadute sul tifo dei sostenitori. In altri termini, il tifo non deriva soltanto dal trasporto verso i colori locali o dall'antagonismo tra particolari squadre, ma riflette anche le scelte delle società.

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