Crisi Sidigas, la Procura di Avellino chiede il rinvio a giudizio per De Cesare

L'ex patron della Sidigas e delle due maggiori squadre sportive del capoluogo (Us Avellino e Scandone) è accusato di vari reati

Sollevamento dell'eccezione di incompetenza territoriale sul caso e non luogo a procedere. Sarebbero queste le cause del rinvio a giudizio disposto nei confronti di Gianandrea De Cesare, ex patron della Sidigas SpA che, nella giornata odierna, è stato ascoltato presso il Tribunale di Avellino, riguardo ai vari reati di cui l'ex presidente anche di Unione Sportiva Avellino e di Società Sportiva Felice Scandone dovrà rispondere.

I reati contestanti all'ex patron Sidigas

Evasione di Iva e autoriciclaggio le accuse mosse dal Procuratore Vincenzo D'Onofrio. De Cesare, infatti, avrebbe contratto debiti, oltre che con i fornitori, anche con l'erario: ammonterebbe a circa 60 milioni di euro il valore totale di imposte, Iva e accise non versate, facendo dirottare questi fondi su una società satellite della Sidigas, la Ener Impianti, e sulle due società sportive di proprietà della stessa Sidigas, ossia Us Avellino e Felice Scandone. Il totale delle somme sequestrate dalla Procura ammontava, alla data dello scorso ottobre, a circa 97 milioni di euro.

Lo scorso 24 giugno, De Cesare aveva effettuato ricorso per lo sblocco della somma sopracitata, tenuta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Avellino. Ricorso che fu prontamente bocciato dal Tribunale del Riesame.

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