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La coviglia, da Santaniello il dolce più amato da Giacomo Leopardi

A Lauro dal 1919 il semifreddo simbolo della Bella Epoque resta un cult della pasticceria Santaniello

Al bando l'omologazione perché a Lauro si fa strada con onore la coviglia. Un dolce tipico della tradizione dolciaria napoletana, ma che negli ultimi anni è caduto un po' in disuso,  in quanto ingiustamente offuscato dalle nuove richieste del mercato come Macarons e Fiocchi di Neve.

E invece la coviglia è una delizia che è passata sui tavoli dei grandi intellettuali dell'ottocento. Alessandro Dumas e Giacomo Leopardi erano grandi estimatori di questo dolce Made in Sud, mentre la scrittrice Matilde Serao ne era rimasta talmente colpita che non poté fare a meno di menzionarlo nel suo libro “Paese della Cuccagna”.
 
Ma se ancora non avete avuto il privilegio di assaggiare un must dell’arte dolciaria nostrana siete ancora in tempo per rimediare. Dove? A Lauro, presso la storica pasticceria Santaniello. Qui la famiglia di celebri pasticceri dal 1919, porta avanti con orgoglio la tradizione di Nonno Giovanni che ebbe il privilegio di trasferire nel comune irpino i segreti delle migliori ricette del grande maestro Luigi Caflisch, pasticcere icona della bella epoque napoletana di fine ottocento.
Dopo quasi un secolo di storia la coviglia resta un dolce cult dell’attività Santaniello, in particolare con l’arrivo della bella stagione. A metà strada tra un gelato e un pasticcino, questo semifreddo è una gioia per il palato. Ancora oggi nella sua versione originale è l’espressione perfetta di un’arte che coniuga passato, presente e futuro. Il risultato è un bicchiere di cioccolato fondente farcito con cremoso di zabaione al Marsala, soffice pan di spagna, meringa all’italiana e panna montata, guarnito con amarena sciroppata. Per accontentare i più esigenti, però, la pasticceria Santaniello ha creato anche la coviglia nella versione al caffè, frutti di bosco e cioccolato bianco, fragola e cioccolato alla fragola.
Inutile dire che al bancone c’è solo l’imbarazzo della scelta perché ogni gusto è da standing ovation. 


"Spumoni, metà crema e metà gelato, di tutte le mescolanze, crema e ciccolatte, mandarino e poncio, crema e pistacchio, crema e fragola, lattemiele e fragola, agli spumoni, adorazione delle donne e dei ragazzi, succedevano le gramolate di pesca, le gramolate di amarena, le granite di limone e di caffè, contenute in certi bicchieri di porcellana lattea, trasparente, che stavano fra la tezza e il bicchiere. Per dieci minuti non si udì che un tintinnare di piattini, di cucchiarini, di bicchieri: ma le entusiaste erano le signore che vedevano appararire gli spumoni, dai colori seducenti enlla loro tenerezza, dal candido fiocco di spuma nel mezzo, e davano un gridolino di commozione e tendevano le mani, involontariamente.
Matilde Serao

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