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Il foglietto dei negazionisti che mostrava "i veri numeri del Covid" era una squallida fake news

L'intento di chi diffondeva l'immagine era di minimizzare la situazione della pandemia

No, non è come a marzo: è peggio. Mentre la seconda ondata prendeva forma un mese fa, c'era una immagine che veniva diffusa sui social fino a diventare virale: era un foglietto che evidenziava i casi di coronavirus in Italia mostrando le differenze con la situazione della primavera. L'intento di chi diffondeva l'immagine era di minimizzare la situazione della pandemia. Un mese dopo, aggiornando quegli stessi dati è sempre più evidente che quel foglietto e quello che si voleva sostenere grazie a quei dati era a tutti gli effetti una emerita sciocchezza. 

Ce ne eravamo già occupati ma vale la pena partire dall'inizio: l'immagine vorrebbe mostrare una situazione epidemiologica decisamente migliore rispetto a marzo evidenziando come la percentuale dei positivi ai tamponi fosse, all'inizio dell'autunno, notevolmente inferiore rispetto alla situazione registrata all'inizio della pandemia. 

In primis perché il tasso di positività ai tamponi è ormai un numero scollegato dalla realtà pandemica. Per due motivi sostanziali.

Il primo, e forse più grave, è che se durante l'estate si riuscivano a tracciare tutti i contatti dei positivi e - risalendo alla catena dei contagi - si bloccava la crescita dei focolai, ora il contact tracing è completamente saltato semplicemente perché non c'è abbastanza personale dedicato al tracciamento. Basta leggere il bollettino quotidiano per capire che solo una parte dei nuovi casi registrati ogni giorni viene da uno screening diagnostico dei contatti stretti. Lo dice anche l'istituto superiore di sanità nell'ultimo rapporto sull'andamento dell'epidemia: tra il 19 ottobre e l'1 novembre le nuove diagnosi di Covid-19 sono state fatte nel 35% dei casi su pazienti con sintomi, nel 27% per screening e solo per il 20% per contact tracing.

casi di coronavirus in Italia-2-2

Il secondo motivo per il quale il tasso di positività ai tamponi è ormai un indicatore inutile è perché nel numero totale di tamponi le regioni vanno in ordine sparso e inseriscono un po' di tutto. Se inizialmente non venivano fatte distinzioni tra i tamponi diagnostici per individuare i nuovi casi e quelli di controllo per certificare la guarigione dei positivi, ora a far ancor più confusione sono i cosiddetti test rapidi, tamponi antigenici che andrebbero usati solo per opportunità di screening di massa in situazioni come scuole e aeroporti, ma che regioni come il Piemonte contabilizzano già da un po' nel numero dei tamponi totali. Un doppio problema poiché i test rapidi hanno dimostrato avere una scarsa affidabilità nell'individuare i soggetti portatori del virus ma con bassa carica virale, falsando altresì il numero dei tamponi che non mostra così la capacità della sanità regionale nell'effettuare test molecolari. 

Senza entrare ulteriormente in tecnicismi, il confronto evidenziato dal bigliettino non aveva senso prima e ne ha ancor meno ora, anche perché a marzo i tamponi venivano fatti solo ai sintomatici mentre ora si vanno a cercare tutti i possibili contagiati. Ma già nelle aziende sanitarie più in crisi come quella di Milano i tamponi vengono fatti di nuovo solo ai sintomatici. Il motivo è sempre lo stesso: il sistema di tracciamento è completamente saltato.  

Come ha inoltre messo in evidenza la fondazione Gimbe il problema dei tamponi non è solo nella quantità ma anche nel tempo: passano fino a 6 giorni per avere un responso anche in presenza di sintomi. 

Per cercare di aver un dato epidemiologico più pulito possibile l'istituto superiore di sanità ha elaborato un confronto grafico basato sull'indice di contagio Rt a 14 giorni. I dati mostrano la probabilità che i malati di covid possano raddoppiare in alcune regioni, Lombardia in testa.

rt regioni-2

Abbandonato il pretesto di mettere in mostra come la percentuale dei positivi ai tamponi possa essere un dato valido per quantificare la portata dell'epidemia, restano i dati dei quadri clinici dei pazienti. 

Secondo l'Iss" la percentuale degli asintomatici rispetto al totale dei casi diagnosticati è in leggera diminuzione nelle ultime settimane, mentre è in leggero aumento la percentuale dei casi con stato clinico lieve al momento della diagnosi". Questo mostra come è probabile che vi sia in giro un numero maggiore di asintomatici che trasmettono il virus ma non vengono tracciati.

malati covid-2

Come tracciare quindi la pandemia e la portata del rischio sui territori? Il dato ultimo è quello degli ospedali in sofferenza, delle  ambulanze che non arrivano e dei medici che sono costretti a scegliere i pazienti per cui valga la pena occupare un posto nelle terapie intensive.

terapie intensive-7

E allora, con i dati nuovi, possiamo definitivamente seppellire quello stupido foglietto che voleva dimostrare come la stampa fosse allarmista.

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