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Coronavirus e qualità dell'aria, Arpac: "Miglioramenti in due mesi, ma ad Avellino resta alta la concentrazione di Pm10"

Ridotte notevolmente le quantità di No e No2 grazie alla limitazione del traffico veicolare

Un miglioramento complessivo della qualità dell'aria, dall'inizio dell'emergenza coronavirus a oggi, ma alcuni dati restano comunque da monitorare attentamente. E' quanto emerge, in sostanza, dal report pubblicato nella giornata di ieri dall'Arpac, in cui viene illustrata una "Prima valutazione degli effetti dei provvedimenti per il contenimento del contagio da Coronavirus 19 sulla qualità dell’aria in Campania".

Lo studio prende in considerazione la concentrazione dei principali agenti responsabili dell'inquinamento atmosferico, vale a dire ossidi di azoto (monossido e diossido di azoto) e polveri sottili (Pm10 e Pm 2.5) presenti nell'aria dei cinque capoluoghi campani (Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno), nel periodo di tempo compreso tra il 25 gennaio 2020 e il 25 marzo 2020.

Quantità di Pm10 elevate dovute all'obbligo di permanenza nelle abitazioni

L'analisi dei dati parte, dunque, dal particolato atmosferico, vale a dire dalla presenza delle polveri sottili nell'aria prodotte, in larga parte, dagli impianti di riscaldamento delle abitazioni (nel caso delle Pm10) e, in minima parte, dalla formazione di altre polveri già presenti in atmosfera, quali ossidi di azoto e ammoniaca (nel caso delle Pm 2.5).

Dal grafico riportato dall'Arpac all'interno del report, si evince una complessiva e sostanziale diminuzione della concentrazione media di polveri sottili. Tuttavia, nel mese di marzo:

"La prima decade è caratterizzata da basse concentrazioni di polveri sottili, prima dei provvedimenti più stringenti sul contenimento del Coronavirus 19, mentre la seconda decade è caratterizzata da concentrazioni elevate, in particolare nelle zone interne (Avellino), in concomitanza con condizioni di alta pressione ed assenza di precipitazioni".

Ad allarmare, in tal senso, è il vertiginoso aumento della concentrazione di polveri sottili nel capoluogo irpino nel periodo di tempo compreso tra il 19 e il 22 marzo: periodo in cui, dopo un evidente abbassamento della quantità di Pm10 nell'aria, il livello è progressivamente salito, fino a oltrepassare quota 60 µg/m³. Un dato che, sicuramente, risulta essere inferiore rispetto alla concentrazione massima registrata nel periodo di riferimento (i quasi 90 µg/m³ fatti registrare dalla centralina del V Circolo il 9 febbraio scorso) ma che, da solo, basta per essere considerato quale sforamento del limite massimo giornaliero consentito (50 µg/m³).

Ma, oltre alle sopracitate condizioni di alta pressione e atmosferiche, l'Arpac evidenzia un'altra causa del possibile sforamento, legata, appunto, alla fonte di origine delle polveri sottili e alle disposizioni dettate dalle istituzioni governative nazionali e locali che hanno provocato l'obbligo di permanenza nelle case e, quindi, un conseguente aumento dell'utilizzo dei riscaldamenti:

"E’ ipotizzabile che la formazione di particolato secondario si sia ridotta nelle ultime settimane, a causa della diminuzione di emissioni di ossidi d’azoto da traffico, mentre è rimasta sostanzialmente inalterata la componente emissiva primaria da riscaldamento civile, che potrebbe anche essere aumentata per effetto dell’obbligo di permanenza nelle abitazioni e per temperature nel mese di marzo inferiori alle medie storiche".

No e No2 in marcata diminuzione ad Avellino

Diverso il capitolo relativo agli ossidi di azoto (No e No2). Riguardo al monossido di azoto, l'Arpac fa notare come vi sia una progressiva diminuzione della concentrazione di tale agente, eccetto il 19 marzo 2020, giorno in cui si sarebbe verificato -  in concomitanza con la Festa del Papà (San Giuseppe) - un leggero aumento del traffico veicolare nei quattro capoluoghi di Provincia campani più popolosi, ma non ad Avellino dove, anzi, si è registrata addirittura una diminuzione della concentrazione di No in suddetta data. 

Sul fronte diossido di azoto, la situazione cambia. E' sempre l'Arpac, infatti, a dichiarare che:

"Per le concentrazioni di NO2 la situazione è meno evidente in quanto la diminuzione è associata al cambiamento delle condizioni meteorologiche a fine febbraio e persiste per tutto marzo".

Anche in questo caso, però, gli sforamenti riguardano soltanto le centraline del Comune capoluogo di Regione, Napoli, mentre ad Avellino il livello di concentrazione di No2 è notevolmente diminuito, facendo registrare appena una concentrazione vicina ai 40 µg/m³, dato comunque non sufficiente a far scattare l'allarme.

Arpac: "In corso ulteriori approfondimenti sulla modellistica meteo"

La qualità dell'aria dallo scoppio dell'emergenza coronavirus è complessivamente migliorata, ma le concentrazioni alte di Pm10 in alcuni giorni del mese di marzo inducono a qualche riflessione. A tal proposito, l'Arpac conclude il report, affermando che:

"Su questi aspetti sono in corso ulteriori approfondimenti anche tramite l’utilizzo della modellistica meteo e di qualità dell’aria e i risultati saranno tempestivamente comunicati al pubblico".

Sta di fatto che, a prescindere da quali siano le cause di tale aumento, resta problematica, ad Avellino, la presenza delle polveri sottili nell'aria. Un'emergenza da non sottovalutare, neanche in un periodo storico dove un'altra allerta, quella legata al Covid-19, rischia di distrarre le istituzioni da una questione cronica e stringente, che va affrontata con le dovute competenze e con la collaborazione di tutti gli attori, politici e di settore, chiamati in causa.

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